{"id":1489,"date":"2021-01-06T19:23:13","date_gmt":"2021-01-06T19:23:13","guid":{"rendered":"http:\/\/elfodavide.it\/?p=1489"},"modified":"2021-01-06T19:23:18","modified_gmt":"2021-01-06T19:23:18","slug":"il-muro-macchiato-e-il-puntino-nero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/elfodavide.it\/?p=1489","title":{"rendered":"Il muro macchiato e il puntino nero"},"content":{"rendered":"\n<p>L&#8217;uomo era seduto sul tappetino color ruggine, le gambe nella posizione del loto, gli occhi chiusi, la luce flebile della lampada Ikea alla sua destra. Inspirava lentamente e poi espirava, tirando gi\u00f9 il diaframma. Liberava i polmoni e la mente. No mente, si ripeteva come un mantra. No mente. La sera prima aveva visto in televisione per l&#8217;ennesima volta &#8220;L&#8217;ultimo Samurai&#8221;. No mente. I rumori intorno a lui si erano amplificati e moltiplicati. Percepiva con chiarezza gli scricchiolii nei muri, il legno dei mobili che si stiracchiava a scatti, il rombo lontano ed offuscato di un motore, il sibili del vento che smuoveva gli alberi. Fissava il punto nero nella parete bianca della sua coscienza. Ma era distratto dalle impronte che aveva lasciato durante la sua vita su quel muro. Ormai non era pi\u00f9 bianco, anzi era molto sporco. Quelle macchie, le ombre, lo distraevano in continuazione. Il senso di colpa che era legato a ciascuna di quelle macchie era come un grumo di marmellata scivolato dal coltello sulla tovaglia immacolata appena stesa sul tavolo. Grugn\u00ec, innervosito. Cercava la pace. Trovava la confusione. Ma continu\u00f2 ad inspirare ed espirare, lentamente. <\/p>\n\n\n\n<p>Sent\u00ec il rumore della porta che si apriva. Fece finta di nulla. Intu\u00ec la sua ombra dietro il chiarore della lampada, sotto la palpebra chiusa. Lei inizi\u00f2 a parlare, chiedendo scusa come al solito. E lui, come al solito, pens\u00f2 dentro di s\u00e9: &#8220;perch\u00e9 chiede sempre scusa?&#8221;. Fu costretto ad aprire gli occhi. E la vide, dritta sulla schiena, i capelli lunghi sciolti sulle spalle, un largo scialle di lana grigia intorno al corpo, le mani giunte davanti la pancia. Era di spalle alla finestra e il chiarore della sera ne illuminava il profilo. Lui annu\u00ec, l&#8217;ascolt\u00f2, l&#8217;osserv\u00f2 piegando leggermente la testa. Lei apriva le mani, allargava le braccia e lui continuava a guardarla, colpito. Il viso, anche se poco illuminato, si intuiva rosso per le parole, per la grana pesante del suo racconto.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo qualche minuto, lui si perse. Le parole diventarono lo scroscio di un torrente gonfio d&#8217;acqua che scorreva furibondo. Il suono divent\u00f2 massa, groviglio di sentimenti e di sensi di colpa, di accuse e di dolore. Lui alz\u00f2 lo sguardo e pens\u00f2 che la sua postura, la penombra, i gesti erano quelli di un profeta. O di una suora. Era comunque qualcosa di trascendente.<\/p>\n\n\n\n<p>Lei termin\u00f2 il suo racconto. Lui sorrise, raddrizz\u00f2 la testa. Lei usc\u00ec dalla stanza e richiuse delicatamente la porta dietro di s\u00e9. Lui richiuse gli occhi, riprese ad inspirare e respirare. Visualizz\u00f2 di nuovo il muro della sua coscienza e cerc\u00f2 di rintracciare il punto nero al centro di quel muro. Fu attratto, invece, da un&#8217;altra macchia nera sul muro, una pi\u00f9 recente. La guard\u00f2. <\/p>\n\n\n\n<p>Si sent\u00ec sconfitto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;uomo era seduto sul tappetino color ruggine, le gambe nella posizione del loto, gli occhi chiusi, la luce flebile della lampada Ikea alla sua destra. Inspirava lentamente e poi espirava, tirando gi\u00f9 il diaframma. 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