{"id":1522,"date":"2021-05-02T18:28:43","date_gmt":"2021-05-02T18:28:43","guid":{"rendered":"http:\/\/elfodavide.it\/?p=1522"},"modified":"2021-05-02T18:28:47","modified_gmt":"2021-05-02T18:28:47","slug":"uno-strano-destino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/elfodavide.it\/?p=1522","title":{"rendered":"Uno strano destino"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"http:\/\/elfodavide.it\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Uno-strano-destino.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"768\" height=\"576\" src=\"http:\/\/elfodavide.it\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Uno-strano-destino.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-1523\" srcset=\"https:\/\/elfodavide.it\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Uno-strano-destino.png 768w, https:\/\/elfodavide.it\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Uno-strano-destino-300x225.png 300w, https:\/\/elfodavide.it\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Uno-strano-destino-640x480.png 640w\" sizes=\"auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<p>Quando arriv\u00f2 nel piccolo borgo toscano era ormai sera, Abbass\u00f2 il finestrino per lasciar entrare nell\u2019abitacolo il profumo di erba e di alberi. Inspir\u00f2 a fondo e chiuse gli occhi per un attimo. Ferm\u00f2 la macchina all\u2019ingresso del paese, sotto una quercia dalle fronde ampie. Lasci\u00f2 il motore acceso e prese il Block notes con gli appunti che aveva trascritto. Poi prese lo smartphone e con un doppio tap apr\u00ec le mappe di Google. Digit\u00f2 il nome della via e attese il risultato. Inser\u00ec la richiesta delle indicazioni per arrivare all\u2019indirizzo. Avvi\u00f2 il tragitto e la voce femminile dell\u2019assistente Google gli indic\u00f2 il percorso da seguire. Inser\u00ec la marcia e ripart\u00ec. Doveva percorrere ancora poco pi\u00f9 di un chilometro. Durante il percorso si guard\u00f2 intorno: le strade erano deserte, non c\u2019erano macchine lungo la via e solo qualche persona camminava veloce sui lati delle strade, la testa bassa e le mascherine tirate sul naso e la bocca. Era un borgo medievale e quindi non c\u2019era traccia di marciapiedi, le strade erano lastricate di pietre laviche. La serata era quieta, non c\u2019era vento e il cielo, ormai nero, pulsava di una luminosit\u00e0 gelida. A parte il ronzio tranquillizzante del motore dell\u2019auto non percepiva nessun rumore. L\u2019uomo si sentiva stanco. Aveva fatto un lungo viaggio per arrivare fino a l\u00ec. Era partito all\u2019alba e aveva viaggiato per poco pi\u00f9 di otto ore percorrendo il lungo serpente di asfalto delle autostrade. Si era fermato solo un paio di volte per bere un caff\u00e8 e andare in bagno, stando ben attento a igienizzarsi le mani prima di rientrare nella macchina.<\/p>\n\n\n\n<p>Ora, finalmente, era l\u00ec. L\u2019assistente gli indic\u00f2 la svolta ed entr\u00f2 nella strada che aveva appuntato sul taccuino. Quell\u2019indirizzo che per tanti mesi aveva sognato, ambito e che aveva rappresentato l\u2019orizzonte finale di quella orribile pandemia che aveva stritolato la sua vita, come quella di milioni di persone. Lei gliel\u2019aveva scritto in un messaggio all\u2019improvviso, senza nessun riferimento. E l\u2019uomo, senza commentare, lo trascrisse subito, prima che per qualsiasi motivo fosse cancellato.<\/p>\n\n\n\n<p>Rallent\u00f2, voleva assaporare con lentezza quegli ultimi metri. Inspir\u00f2 a fondo cercando di placare la tensione e l\u2019ansia. La strada era pi\u00f9 ampia di come se l\u2019era immaginata e di come gli era apparsa su Google StreetView. In fondo al rettilineo vide la salita che portava ai sentieri che lei ogni giorno percorreva nelle sue sedute di allenamento. Quante volte aveva immaginato di prendere quel sentiero con lei, mano nella mano, per poi lasciarsi e iniziare a correre, il vento sul viso e la gioia di poter finalmente percorrere quel selciato in mezzo ai boschi.<\/p>\n\n\n\n<p>Percorse gli ultimi metri lentamente, l\u2019assistente lo avvis\u00f2 che la destinazione era raggiunta. Parcheggi\u00f2 la macchina di fianco ad un piccolo parco, il cui cancello di accesso verde scuro era chiuso con una catena e sigillato da un grosso lucchetto di metallo grigio. Osserv\u00f2 gli alberi, alti e fitti. La macchina era immersa nel buio coperto dai rami delle querce e degli abeti. Gir\u00f2 la testa e vide la casa. Era l\u00ec, di fronte a lui. Ora era realt\u00e0, esisteva, aveva una consistenza tridimensionale.<\/p>\n\n\n\n<p>La osserv\u00f2 con calma. Era una piccola palazzina composta da piano terra e primo piano. Lei abitava al piano terra, un piccolo portoncino di legno scuro era l\u2019ingresso. Ai lati due finestre chiuse da scuri doppi color verde, come il cancello del parco.<\/p>\n\n\n\n<p>In una delle due finestre gli scuri erano aperti e la luce nella stanza accesa. L\u2019uomo sussult\u00f2, dunque lei era l\u00ec, dentro la casa. Si chiese se quella fosse la stanza da letto dove lei si era fotografa centinaia di volte. Prese il cellulare, avvi\u00f2 la app dove conservava, in un cartella con il suo nome e criptata, la raccolta di tutte le foto che lei gli aveva inviato nel tempo. Ne guard\u00f2 alcune e vide gli infissi verdi accostati, dietro la tenda grigia. S\u00ec, probabilmente lei era l\u00ec dentro e si stava preparando per andare a letto. Il cuore dell\u2019uomo acceler\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p>Cosa era meglio fare? Mandarle un messaggio oppure citofonare? Immagin\u00f2 la sua sorpresa, la gioia incontrollata nel vederlo l\u00ec, davanti a lei, in carne ed ossa. Finalmente sarebbe stato un corpo da abbracciare, stringere, baciare. Immagin\u00f2 la testa di lei sulla sua spalla, poter finalmente inspirare il profumo dei suoi capelli, conoscerlo.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019uomo scese dall\u2019auto. Si stiracchi\u00f2 i muscoli rattrappiti dal viaggio. All\u2019arrivo si era fermato nell\u2019albergo prenotato in una cittadina l\u00ec vicino. Si era fermato il tempo di accreditarsi, fare una doccia e mangiare un boccone. Si era poi rimesso in macchina perch\u00e9 aveva deciso che non voleva attendere l\u2019appuntamento che si erano dati per la mattina dopo. Lui voleva vedere dove lei abitasse. Lui voleva vederla, gustare il suo viso sorpreso nel trovarselo davanti. Durante il viaggio aveva pensato molto a quel momento. Era stato l\u2019obiettivo per cui aveva superato la stanchezza.<\/p>\n\n\n\n<p>Chiuse con un clic l\u2019auto e si avvi\u00f2 verso il portone della casa. Guard\u00f2 all\u2019interno della stanza illuminata. Le tende erano chiuse. Le riconobbe e sorrise. L\u00ec dietro c\u2019era il letto dove lei dormiva e dove un giorno, lo sperava, avrebbero fatto l\u2019amore. Pens\u00f2 al suo corpo che conosceva nella dimensione bidimensionale delle foto. Fra poco l\u2019avrebbe avuto di fronte a s\u00e9, avrebbe avuto densit\u00e0 e consistenza. Alz\u00f2 gli occhi al cielo e rimase stupito dalla quantit\u00e0 impressionante di stelle bianche nel cielo. Intorno era buio, in fondo intu\u00ec le forme delle pendici delle montagne boscose. Il silenzio era totale, percep\u00ec solo il rumore delle foglie degli alberi smosse dalla brezza serale. L\u2019aria si stava rapidamente raffreddando.<\/p>\n\n\n\n<p>Si scosse e cap\u00ec che era arrivato il momento. Si mosse deciso verso il portone. Dietro la tenda all\u2019improvviso vide la figura di una persona. Era lei. Sorrise. Ne vide leggermente sfumate le forme perch\u00e9 era di profilo. Ebbe l\u2019impressione che fosse pi\u00f9 bassa di come se l\u2019era immaginata. Guard\u00f2 il profilo del viso, il ciuffo di capelli, la forma del seno, pi\u00f9 piena. Si ferm\u00f2 ad osservarla, incuriosito e felice di quell\u2019attimo. Gli sembr\u00f2 un regalo inaspettato, una parentesi di avvicinamento a lei. Dopo le foto, la voce, ora aveva di fronte a s\u00e9 la sua sagoma e fra qualche secondo l\u2019avrebbe stretta a s\u00e9. La sagoma era immobile, come se guardasse qualcosa in un punto della stanza.<\/p>\n\n\n\n<p>Lui si ferm\u00f2 e aspett\u00f2, fu come una sensazione oscura che l\u2019aveva bloccato. Poi comparve un\u2019altra sagoma, pi\u00f9 alta di lei. Era una figura mschile, sembrava senza capelli e dalla pancia prominente. Una sensazione di gelo gli corse dietro la schiena.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019altro uomo si avvicin\u00f2 a lei. La prese per i fianchi e la baci\u00f2. Dopo qualche lungo secondo le sagome si abbassarono e scomparvero alla vista. L\u2019uomo conosceva la struttura della stanza e comprese subito ci\u00f2 che stava accadendo.<\/p>\n\n\n\n<p>Rest\u00f2 immobile ad osservare quella finestra illuminata.<\/p>\n\n\n\n<p>Era rimasto raggelato. Non aveva pensato in quei mesi che lei potesse avere un altro uomo.<\/p>\n\n\n\n<p>All\u2019improvviso la sagoma della donna riapparve dietro la tenda. La scost\u00f2. L\u2019uomo si spost\u00f2 rapidamente per non essere visto. La donna apr\u00ec la finestra, il suo viso era in ombra, continuava ad essere una sagoma. L\u2019uomo osserv\u00f2, come al rallentatore, i gesti della donna che richiuse gli scuri. Poi non vide pi\u00f9 nulla, se non il legno verde scuro dell\u2019infisso ormai chiuso. Lei era scomparsa alla sua vista. Era tornata ad essere una figura bidimensionale. Aveva potuto per\u00f2 vedere i movimenti, sia pure per qualche secondo.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019uomo rimase immobile. I pensieri erano scivolati via, scomparsi come la nebbia che al mattino si alza dalle montagne per poi dileguarsi, sciolta nell\u2019aria fragile.<\/p>\n\n\n\n<p>Sospir\u00f2 e si incammin\u00f2 verso il portoncino d\u2019ingresso della palazzina. Vide che all\u2019esterno erano attaccate al muro in una fila ordinata, le cassette per la posta. Si avvicin\u00f2 e lesse i nomi sulle targhette di vetro. Vide il cognome della donna. Con le mani rovist\u00f2 nello zainetto che aveva poggiato su una spalla e ne tir\u00f2 fuori una piccola busta. Prese il taccuino e ne stacc\u00f2 un foglio. Scrisse qualche parola sul pezzo di carta e lo firm\u00f2. Lo infil\u00f2 nella busta. Poi lentamente, forse con una turbata indecisione, stacc\u00f2 dall\u2019orecchio il suo orecchino, una piccola pallina dorata, e lo infil\u00f2 nella busta, insieme al pezzo di carta. Inser\u00ec la busta nella cassetta della posta della donna.<\/p>\n\n\n\n<p>Si gir\u00f2 e and\u00f2 via. Una lacrima gli scese sulla guancia, l\u2019espressione del viso contratta, le mascelle serrate per non urlare. La disperazione si irradi\u00f2 nel corpo insieme alla pace che segue sempre una sconfitta cocente.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019uomo and\u00f2 verso la macchina, la apr\u00ec con uno scatto, sal\u00ec, mise in moto e accelerando and\u00f2 via.<\/p>\n\n\n\n<p>Non si accorse, gli occhi velati dalla rabbia e dalle lacrime, che dietro gli scuri c\u2019era sempre l\u2019ombra della donna. L\u2019ombra segu\u00ec il suo uomo con gli occhi annebbiati dalle lacrime che le colavano sul viso bollenti e salate.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando arriv\u00f2 nel piccolo borgo toscano era ormai sera, Abbass\u00f2 il finestrino per lasciar entrare nell\u2019abitacolo il profumo di erba e di alberi. Inspir\u00f2 a fondo e chiuse gli occhi per un attimo. 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