{"id":1543,"date":"2021-08-31T19:37:00","date_gmt":"2021-08-31T19:37:00","guid":{"rendered":"http:\/\/elfodavide.it\/?p=1543"},"modified":"2021-08-31T19:46:57","modified_gmt":"2021-08-31T19:46:57","slug":"la-mezzaluna-in-una-sera-di-fine-estate","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/elfodavide.it\/?p=1543","title":{"rendered":"La mezzaluna in una sera di fine estate."},"content":{"rendered":"\n<p>Aveva trascorso il pomeriggio camminando per i boschi. Nel suo vagabondare, dopo una discesa in un prato verde, affiancato da un canneto inusuale per quell&#8217;altezza, si trov\u00f2 di fronte un reticolato di sentieri che si insinuavano tra gli uliveti. Senza seguire nessuna logica decise di seguirne uno che scendeva verso valle. La terra era nera, ancora umida dalla pioggia che era caduta nel pomeriggio. Intorno un profilo di erba gialla, alta. Oltre, la terra argillosa e il bosco di ulivi intervallati geometricamente con una cura maniacale. Intorno a lui c&#8217;era solo silenzio, interrotto dal soffio leggero della brezza che si solleva al tramonto. In fondo al sentiero torreggiavano due alti cipressi stretti e lunghi. Le cime ondeggiavano in simbiosi, come se stessero seguendo un ritmo all&#8217;unisono. In fondo, oltre la valle, le colline si arrampicavano verso l&#8217;alto, in cima un folto bosco di querce e faggi. In lontananza ud\u00ec l&#8217;abbaiare di cani, probabilmente in qualche fattoria oltre gli alberi. <\/p>\n\n\n\n<p>Continu\u00f2 a scendere con un passo veloce. Osservava con attenzione il terreno, alla ricerca di tracce o di orme di cinghiali. In quella strana stagione le colline erano piene di famiglie di cinghiali che scorrazzavano nei campi. Lui aveva aveva paure delle mamme, che per difendere i loro piccoli avrebbero caricato a testa bassa chiunque pur di difenderli. Oltre la curva, di cui non vedeva la discesa e la fine, ascolt\u00f2 un grugnito lontano. Era in tempo per ritornare indietro ma decise di andare avanti comunque. In quel momento non aveva paura di nulla.<\/p>\n\n\n\n<p>Fausto, questo era il nome di quell&#8217;uomo, avvertiva un&#8217;assenza intensa dentro di s\u00e9. La percepiva come una sostanza spessa, avvolgente che gli richiudeva lo stomaco e gli allentava la forza nelle gambe. Per superare quell&#8217;assenza camminava instancabilmente. Girava per i boschi, per le campagne, si arrampicava sulle rocce senza tutele e senza difesa. Non aveva nulla da difendere, nulla da tutelare. Non era un uomo allo sbando. Era un uomo che semplicemente non poteva avere ci\u00f2 che desiderava. E come spesso capita, in quella condizione decise di mollare gli ormeggi e di lasciarsi andare. Alla fine aveva solo due possibilit\u00e0: o sopravviveva, imparando e accumulando esperienza di vita oppure periva e non \u00e8 che gli importasse granch\u00e9.<\/p>\n\n\n\n<p>Mentre rifletteva su questi pensieri cupi, e nello stesso rivelatori, super\u00f2 la curva e si trov\u00f2 di fronte una ampia valle circondata da colline impervie ammantate di verde scuro. In fondo il sole, una enorme palla arancione, stava tramontando e si infilava pigramente dietro le cime all&#8217;orizzonte.<\/p>\n\n\n\n<p>Si ferm\u00f2 ad ammirare lo spettacolo della natura, del giorno che finisce e lascia spazio alla pace della notte e del buio ristoratore. Si rese conto, per\u00f2, che era tardi e che correva il rischio di restare bloccato nelle campagne senza punti di riferimento. Acceler\u00f2 il cammino e si diresse verso le luci all&#8217;orizzonte. Cammin\u00f2 velocemente, lasciando indietro i pensieri e la mancanza. Ma passo dopo passo il peso cresceva. Finch\u00e9 riusc\u00ec ad arrivare alla periferia del borgo. Raggiunse una strada asfaltata nel momento in cui le prime stelle scheggiavano il blu cobalto del cielo. Qualche lampione arancione illuminava la strada. Guard\u00f2 a destra e poi a sinistra. Decise di dirigersi verso il paese alla ricerca di un posto dove passare la notte. Dopo un paio di chilometri incontr\u00f2 il cartello con il nome del paese e rest\u00f2 interdetto: era il paese in cui viveva lei. La sua mancanza. Guard\u00f2 il cielo, ormai nero. In fondo stava risalendo, veloce come il tempo che scorre, la luna in fase crescente. Una mezzaluna bianca, selvaggia, dal naso aguzzo che lo osservava quasi irridendolo.<\/p>\n\n\n\n<p>Si guard\u00f2 intorno, indeciso. Tornare indietro o affrontare la sfida della vicinanza. Era stanco, anche di fuggire da quella assenza. Era arrivato il momento di guardarla, da vicino. La strada da percorrere la ricordava bene. Aument\u00f2 il passo, strinse le cinghie dello zaino e si diresse verso la via dove lei abitava. Non si fece domande, non si lasci\u00f2 il tempo di riflettere.  Non ci volle molto, il borgo era piccolo e deserto. Non pass\u00f2 sulla strada nemmeno una macchina.<\/p>\n\n\n\n<p>Super\u00f2 la rotonda, poi affront\u00f2 il bivio. Arrivo alla strada dove lui, quelle volte in cui si vedevano clandestinamente, l&#8217;aspettava con l&#8217;ansia dell&#8217;innamorato. Attendeva la vista di quel cespuglio di capelli, di essere guardato da quegli occhi profondi, in cui lui si perdeva come se cadesse in un pozzo profondo. Si ferm\u00f2 un attimo e inspir\u00f2 a fondo il profumo degli alberi che coprivano l&#8217;asfalto e le poche macchine parcheggiate. Poi riprese a camminare e dopo un paio di semafori arriv\u00f2 alla strada. Era una piccola, stretta, strada senza uscita. La percorse e arriv\u00f2 in fondo, vicino al muro di antiche pietre che lo chiudeva. Guard\u00f2 il portone. Spost\u00f2 lo sguardo sulla finestra della cucina, la luce era accesa, la tenda tirata. <\/p>\n\n\n\n<p>La vide, di spalle, il cespuglio di capelli fuori controllo. Le sue spalle dritte, il movimento delle braccia elegante, felpato. Stava distribuendo i piatti della cena. Chiuse gli occhi e ripens\u00f2 alla morbidezza della sua pelle, le mani che accarezzavano le scapole, che la stringevano a s\u00e9. Lui scosse la testa, si gir\u00f2, vide un gradino alle sue spalle. Slacci\u00f2 lo zaino. Lo poggi\u00f2 per terra. Si sedette sul gradino. Guard\u00f2 di nuovo verso la finestra. Tast\u00f2 dentro di s\u00e9 la sua assenza, una roccia dalle punte aguzze che ferivano e che lasciavano scorrere il suo sangue. Un dolore insopportabile lo trafisse. Si prese la testa fra le mani. E pianse, disperato. Perch\u00e9 quell&#8217;assenza non l&#8217;avrebbe mai pi\u00f9 abbandonato. Ed era un dolore insopportabile.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Aveva trascorso il pomeriggio camminando per i boschi. Nel suo vagabondare, dopo una discesa in un prato verde, affiancato da un canneto inusuale per quell&#8217;altezza, si trov\u00f2 di fronte un reticolato di sentieri che si insinuavano tra gli uliveti. 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