{"id":379,"date":"2011-10-30T16:11:20","date_gmt":"2011-10-30T16:11:20","guid":{"rendered":"http:\/\/elfodavide.it\/?p=379"},"modified":"2011-10-30T16:11:20","modified_gmt":"2011-10-30T16:11:20","slug":"la-telefonata-nel-buio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/elfodavide.it\/?p=379","title":{"rendered":"La telefonata nel buio"},"content":{"rendered":"<p>La macchina scivolava veloce sull&#8217;autostrada nella luce fioca del tramonto. Il colore del cielo virava dall&#8217;arancione al violetto, premessa del buio della notte. I fari delle macchine si specchiavano nello specchietto mentre Guido, premendo sull&#8217;acceleratore, guidava in corsia di sorpasso.<\/p>\n<p>La giornata lavorativa era finita e, finalmente, poteva tornare a casa.<\/p>\n<p>Il gomito era appoggiato al finestrino e con la mano si teneva il volto. Guido era perso nei suoi pensieri, ormai da alcuni giorni battevano sempre sullo stesso punto. Con la coda dell&#8217;occhio osserv\u00f2 la polvere sull&#8217;angolo del pannello della radio, vi pass\u00f2 un dito nel tentativo di toglierla ma non ci riusc\u00ec. Doveva ricordarsi di passare una pezza. Le colline all&#8217;orizzonte erano una sagoma di cartone grigio e nascondevano gli ultimi raggi del sole calante.<\/p>\n<p>Squill\u00f2 il cellulare e sobbalz\u00f2. Prese un auricolare e lo port\u00f2 all&#8217;orecchio. Nel farlo si ricord\u00f2 che la cuffia con il microfono si era spaccata, la lasci\u00f2 cadere e prese l&#8217;altra cuffia, imbranandosi con i cavi di collegamento che si intrecciarono. Al quarto squillo riusc\u00ec a portare la cuffia sana all&#8217;orecchio destro. Con la mano sinistra prese il filo con il microfono e l&#8217;avvicin\u00f2 alla bocca, riuscendo ad evitare che la macchina sbandasse nella curva che aveva visto all&#8217;ultimo momento.<\/p>\n<p>\u201cPronto!\u201d disse nel microfono con un sospiro. Sent\u00ec il proprio soffio d&#8217;aria gracchiare nell&#8217;auricolare. Il microfono era troppo vicino alla sua bocca.<\/p>\n<p>\u201cPronto?\u201d sent\u00ec rispondergli la voce di Marta nell&#8217;orecchio.<\/p>\n<p>\u201cEhi, ciao&#8230;\u201d<\/p>\n<p>\u201cCiao Guido. Hai finito?\u201d<\/p>\n<p>\u201cSi, Marta. Ho finito. Sono in macchina e ho lasciato da poco la citt\u00e0. Torno a casa.\u201d<\/p>\n<p>\u201cSei stanco?\u201d<\/p>\n<p>\u201cUn po&#8217;. Mi sono scocciato di stare sempre a sentire altri parlare. Non sono fatto per questa vita.\u201d<\/p>\n<p>\u201cMa dai. Ci sar\u00e0 qualcosa di interessante nel tuo lavoro no?\u201d<\/p>\n<p>\u201cBoh. Forse. Io non lo vedo.\u201d<\/p>\n<p>\u201cSei stato con Mario?\u201d<\/p>\n<p>\u201cS\u00ec, Marta. Sono stato in riunione con Mario e Paolo. Abbiamo definito diverse cose che dobbiamo avviare.\u201d<\/p>\n<p>\u201cE che dovete fare?\u201d Disse Marta.<\/p>\n<p>\u201cE&#8217; complicato da spiegare.\u201d<\/p>\n<p>\u201cAh&#8230;.\u201d<\/p>\n<p>\u201cE tu? Che hai fatto oggi?\u201d<\/p>\n<p>\u201c&#8230;..\u201d<\/p>\n<p>\u201cAllora?\u201d<\/p>\n<p>\u201c&#8230;. dovevo andare a scegliere un divano per lo Studio. Me l&#8217;ha chiesto l&#8217;avvocato.\u201d<\/p>\n<p>\u201cL&#8217;hai fatto?\u201d<\/p>\n<p>\u201cQuasi&#8230;\u201d<\/p>\n<p>\u201cCio\u00e9?\u201d<\/p>\n<p>\u201cHo trovato il modello e la misura, ma non mi convince la scelta della pelle. E&#8217; troppo delicata per l&#8217;uso che ne dovremmo fare nello Studio. E tra l&#8217;altro, \u00e8 una pelle chiara. Si sporca subito.\u201d<\/p>\n<p>\u201cQuando sei andata?\u201d<\/p>\n<p>\u201cStamattina.\u201d<\/p>\n<p>\u201cDa sola?\u201d<\/p>\n<p>\u201c&#8230;. con Paolo&#8230;\u201d<\/p>\n<p>\u201cChiamalo fesso!\u201d<\/p>\n<p>\u201cChe vuoi dire?\u201d<\/p>\n<p>\u201cChe stai sempre con &#8216;sto Paolo.\u201d<\/p>\n<p>\u201cSmettila, Guido.\u201d<\/p>\n<p>\u201cNon mi interessa Marta. Lo sai.\u201d<\/p>\n<p>\u201cE allora perch\u00e9 reagisci cos\u00ec?\u201d<\/p>\n<p>\u201cPerch\u00e8 mi d\u00e0 fastidio che Paolo ti sia sempre appiccicato.\u201d<\/p>\n<p>\u201cLo sai che \u00e8 un amico!\u201d<\/p>\n<p>\u201cEh, s\u00ec, come no&#8230;.\u201d<\/p>\n<p>\u201cGuido.\u201d<\/p>\n<p>\u201c&#8230;\u201d<\/p>\n<p>\u201cGuido!\u201d<\/p>\n<p>\u201c&#8230; dimmi!\u201d<\/p>\n<p>\u201cTi ho gi\u00e0 spiegato come stanno le cose. E&#8217; un amico e basta! Smettila di farti le <em>pugnette<\/em>!\u201d<\/p>\n<p>\u201cCome ti ho gi\u00e0 detto: non mi interessa. Non \u00e8 di te che mi preoccupo ma di quello che appare all&#8217;esterno.\u201d<\/p>\n<p>\u201c<em>Che vuoi dire?!!!<\/em>\u201d<\/p>\n<p>\u201cNiente&#8230;. Lascia perdere&#8230;\u201d<\/p>\n<p>\u201cEh no, Guido! Ora mi spieghi!\u201d<\/p>\n<p>\u201cLo sai che non sopporto come ti sta addosso! Non ti lascia libera! E&#8217; sempre l\u00ec a dirti: fai cos\u00ec, fai cos\u00e0, sbagli&#8230;. e cose cos\u00ec&#8230;\u201d<\/p>\n<p>Marta rise.<\/p>\n<p>\u201cSei uno scemo!\u201d disse la ragazza ridendo. \u201cDai, basta con Paolo. Raccontami di te.\u201d<\/p>\n<p>Guido conosceva Marta da dieci anni. Erano diventati amici gi\u00e0 dalle prime ore. Guido aveva provato una forte emozione dal primo sguardo che aveva rivolto a quella bella ragazza bionda dai grandi occhi castani. La loro era stata una amicizia profonda fatta di complicit\u00e0 e di lunghi silenzi. Non perch\u00e9 non avessero nulla da dirsi. Uno sguardo era sufficiente per raccontarsi uno stato d&#8217;animo, una scelta, un dolore, un piacere. Avevano scelto di fare anche alcuni viaggi insieme. E Guido li ricordava tutti, nessuno escluso, con una fitta di gioia allo stomaco.<\/p>\n<p>La voce di Marta al telefono lo accompagnava ogni giorno nei suoi viaggi di andata e di ritorno dal lavoro. Si raccontavano molte cose, ma alcune erano escluse dalle loro parole. Gli affetti erano sempre esclusi. L&#8217;unica eccezione era quel Paolo. Guido era convinto che ci fosse, coniugato al presente o al passato, un qualche legame che andasse al di l\u00e0 dell&#8217;amicizia. Non era geloso di Paolo. No, non era geloso. O forse s\u00ec. Non riusciva a dirselo fino in fondo. Il pensiero per\u00f2 che lui potesse vederla ogni giorno, quando e come volesse, era per Guido insopportabile.<\/p>\n<p>Marta continuava a parlare al telefono senza aspettare la risposta di Guido. Faceva spesso cos\u00ec e Guido sorrideva a quel suo modo di fare. E arrivava all&#8217;improvviso la domanda secca di Marta: \u201cPerch\u00e9 stai sorridendo?\u201d. E Guido sentiva dall&#8217;altra parte del telefono che nel dire quella frase, anche Marta sorrideva, sapendo gi\u00e0 la sua risposta.<\/p>\n<p>\u201cPerch\u00e8 mi fai le domande e non aspetti le risposte.\u201d E Guido complet\u00f2 il suo sorriso.<\/p>\n<p>\u201cVa bene. Hai ragione. Dai, dimmi che hai fatto oltre che lavorare.\u201d<\/p>\n<p>\u201cMmmm, vediamo&#8230;. Ah, s\u00ec! Oggi ho mangiato in un posto nuovo!\u201d<\/p>\n<p>\u201cRacconta.\u201d<\/p>\n<p>\u201cGuarda, \u00e8 un locale piccolo che hanno aperto proprio all&#8217;angolo dell&#8217;ufficio. E&#8217; un ambiente spartano, muri pitturati di fresco con un misto grigio- giallo limone&#8230;.\u201d<\/p>\n<p>\u201cChe schifo di abbinamento!\u201d<\/p>\n<p>\u201c&#8230; fammi finire! Pochi tavoli, tutti apparecchiati in modo molto spartano. Mensole alte cariche di bottiglie di vino di qualit\u00e0. Pensa che c&#8217;\u00e8 un intero settore dedicato ai vini francesi. Il pavimento \u00e8 un parquet scuro, molto caldo. Le luci sono soffuse e c&#8217;\u00e8 una bella penombra.\u201d<\/p>\n<p>\u201cE come si mangia?\u201d<\/p>\n<p>\u201cLa bellezza \u00e8 nella contraddizione.\u201d<\/p>\n<p>\u201c?\u201d<\/p>\n<p>\u201cL&#8217;ambiente \u00e8 di tipo new-age e ti aspetti piatti di nouvelle cuisine&#8230;\u201d<\/p>\n<p>\u201cE non \u00e8 cos\u00ec?\u201d<\/p>\n<p>\u201cNo. Il piatto del giorno erano dei maccheroni con sugo di polpette! Ed era un piatto buonissimo, la pasta al dente e due enormi polpette. Pensa che dentro le polpette c&#8217;erano dei giganteschi acini di uva passa. Una meraviglia!\u201d<\/p>\n<p>\u201cMa dai! Mi ci devi portare!\u201d<\/p>\n<p>\u201cPaolo permettendo&#8230;\u201d<\/p>\n<p>\u201cSmettila!\u201d<\/p>\n<p>\u201cS\u00ec, vabb\u00e9&#8230; Poi hanno portato in buste di carta blu delle fette sottili di pane caldo leggermente dorate sulla piastra, una bont\u00e0!\u201d<\/p>\n<p>\u201cE ci hai bevuto vino, no?\u201d<\/p>\n<p>\u201c&#8230; gi\u00e0. Un bel bicchiere di vino bianco francese freddo al punto giusto.\u201d<\/p>\n<p>\u201c&#8230;. immagino la tua faccia rossa con le vene in evidenza&#8230;\u201d<\/p>\n<p>\u201c&#8230;.\u201d<\/p>\n<p>\u201cGuido, eri solo?\u201d<\/p>\n<p>\u201cS\u00ec, Marta. Solo, lo sai.\u201d<\/p>\n<p>\u201cEh, s\u00ec. Lo so. Eccome che lo so.\u201d<\/p>\n<p>\u201cChe vorresti dire eh?\u201d<\/p>\n<p>\u201cChe sei sempre con qualche donna!\u201d<\/p>\n<p>\u201cIo? Ma che dici?\u201d<\/p>\n<p>\u201cLa verit\u00e0.\u201d<\/p>\n<p>Guido continuava a guidare in corsia di sorpasso. Il cielo era al limite della notte, non era ancora nero ma di un blu scuro, molto scuro, che non lasciava speranze. I fari delle macchine tentavano di rompere quel buio silente, ma ci riuscivano solo fino ad un certo punto. La notte, comunque, riusciva ad avere la meglio e ad imporre la sua inquietante cappa.<\/p>\n<p>Gli torn\u00f2 in mente, mentre cercava di rispondere in qualche modo a Marta, una cena organizzata, alcuni anni prima, da loro amici comuni. Marta si era sposata da poco e Guido non era andato alla cerimonia. Alla cena la ragazza si present\u00f2 da sola. Si sedette lontano da lui. E lui ne soffr\u00ec, senza sapere il perch\u00e8. La sentiva lontana, la cercava con gli occhi ma quelli di Marta guardavano in altre direzioni. Alla fine della cena, Marta si avvicin\u00f2 e lo tir\u00f2 per un braccio. Si allontanarono dal gruppo. Marta gli disse: \u201cGuido, sono incinta.\u201d Lei lo guard\u00f2 con la testa leggermente piegata di lato, senza un sorriso. Guido fu contento di quella notizia, quasi felice. Aveva sempre pensato che Marta potesse essere una mamma perfetta, con la sua libert\u00e0 e la sua capacit\u00e0 di volere un bene disinteressato. Guido la abbracci\u00f2, senza parlare. Lei, finalmente, si sciolse e ricambi\u00f2 l&#8217;abbraccio. Guido non si accorse delle lacrime che scorrevano sulla guance della ragazza.<\/p>\n<p>Quando si lasciarono, quella sera di un lontano dicembre, lui prese a calci una sedia abbandonata vicino a un bidone della spazzatura. Non si era mai chiesto il perch\u00e9 di quello scatto d&#8217;ira.<\/p>\n<p>\u201cGuido. Guido! Ci sei?\u201d<\/p>\n<p>Gli torn\u00f2 in mente quell&#8217;immagine dolorante e decise di punirla.<\/p>\n<p>\u201cS\u00ec, ci sono.\u201d<\/p>\n<p>\u201cE allora, dimmi.\u201d<\/p>\n<p>\u201cMah. Niente. Ero da solo&#8230;.\u201d<\/p>\n<p>\u201c&#8230;e?&#8230;\u201d<\/p>\n<p>\u201cNel tavolo di fronte al mio c&#8217;erano tre donne. Sui quarant&#8217;anni, qualcosa di pi\u00f9 forse. Carine, anche se niente di che&#8230;.\u201d<\/p>\n<p>La sent\u00ec respirare nell&#8217;auricolare.<\/p>\n<p>\u201c&#8230; e si alzavano spesso per andare a fumare fuori dal locale. Una delle tre era una bella donna, vestita in modo semplice. Una maglia nera e un paio di pantaloni grigi. Aveva un gran seno, che si intuiva sotto la maglia aderente&#8230;\u201d<\/p>\n<p>\u201c&#8230; il solito&#8230;\u201d gli arriv\u00f2 nell&#8217;orecchio.<\/p>\n<p>\u201cPassava davanti al tavolo e mi guardava. E&#8217; passata diverse volte, e la scena era sempre la stessa. Io, ovviamente, ricambiavo lo sguardo.\u201d<\/p>\n<p>\u201c&#8230;\u201d<\/p>\n<p>\u201cAd un certo punto, passando, si \u00e8 fermata. Mi ha guardato negli occhi. Si \u00e8 girata. Ha preso la sedia di fronte a me. L&#8217;ha spostata e si \u00e8 seduta. Mi ha chiesto perch\u00e9 mangiassi da solo. Le ho fatto una faccia a punto interrogativo e lei ha buttato la testa all&#8217;indietro con una gran risata. Poi mi ha chiesto se mi andava che mangiassimo insieme.\u201d<\/p>\n<p>\u201cE tu, ovviamente, avrai detto s\u00ec!\u201d<\/p>\n<p>\u201cBeh&#8230; certo&#8230;.\u201d<\/p>\n<p>\u201cE quindi? Poi com&#8217;\u00e8 andata a finire?\u201d<\/p>\n<p>\u201c&#8230;..\u201d<\/p>\n<p>\u201cAllora?\u201d<\/p>\n<p>\u201cNon ti posso sempre dire tutto. Tu non mi hai detto cosa hai fatto con Paolo. Anzi non te l&#8217;ho nemmeno chiesto!\u201d<\/p>\n<p>\u201cNon cambiare discorso!\u201d<\/p>\n<p>Guido rimase in silenzio. La strada era ormai buia. Regol\u00f2 l&#8217;altezza dei fari, alzandola. Il traffico, ormai, era diminuito e le auto sull&#8217;autostrada erano scogli isolati in un mare nero d&#8217;inchiostro.<\/p>\n<p>Sentiva il respiro della donna nel suo orecchio. La fitta allo stomaco era forte. Ripens\u00f2 a quella ragazza con la maglia nera e di come, effettivamente, lo guardasse passando davanti al suo tavolo. Nessuno, per\u00f2, si era avvicinato a lui.<\/p>\n<p>Con la voce bassa Marta gli disse: \u201cHo ragione. Sei un uomo facile.\u201d<\/p>\n<p>A Guido quella frase, che Marta gli rivolgeva spesso, faceva male. Molto male.<\/p>\n<p>\u201cPerch\u00e8?\u201d<\/p>\n<p>\u201c&#8230;\u201d<\/p>\n<p>\u201cPerch\u00e8?!\u201d<\/p>\n<p>\u201c&#8230;\u201d<\/p>\n<p>\u201c&#8230;\u201d<\/p>\n<p>\u201cPerch\u00e9 tu cerchi sempre di fare colpo su qualsiasi donna. Qualsiasi.\u201d<\/p>\n<p>\u201cE a te che importa?\u201d<\/p>\n<p>\u201c&#8230;<\/p>\n<p>\u201cRipeto: a te che importa?\u201d<\/p>\n<p>Guido pens\u00f2, in un lampo, al matrimonio fallito di Marta. Al suo bambino. Bello come la madre. E ripens\u00f2 al suo matrimonio. Fallito. Senza figli. E al suo sentirsi sempre in colpa, ogni volta che andava a scopare con un&#8217;altra donna. Quel maledetto senso di infedelt\u00e0 verso un qualcuno che non esisteva. E lui aveva smesso da mesi di lasciarsi andare all&#8217;affetto verso una donna qualsiasi. Perch\u00e9 quel maledetto senso di colpa non l&#8217;abbandonava un solo attimo. Non riusciva pi\u00f9 a essere accarezzato, amato, voluto. Il dolore arrivava subito, il vuoto lo riempiva completamente. E non riusciva mai a capire la ragione. Aveva rinunciato a comprendere. Semplicemente l&#8217;aveva accettato.<\/p>\n<p>\u201cAllora, Marta. Mi rispondi?\u201d<\/p>\n<p>\u201c&#8230;\u201d<\/p>\n<p>\u201cMarta?\u201d<\/p>\n<p>\u201cMi importa, Guido&#8230;\u201d<\/p>\n<p>\u201c&#8230;\u201d<\/p>\n<p>\u201c&#8230;\u201d<\/p>\n<p>\u201cPerch\u00e9 Marta?\u201d<\/p>\n<p>\u201cTi amo Guido.\u201d<\/p>\n<p>In quel momento Guido, che continuava a guidare in corsia di sorpasso, vide all&#8217;ultimo momento un TIR bianco che senza frecce accese gli tagli\u00f2 la strada nel momento in cui lui aveva iniziato a sorpassarlo. Guido fren\u00f2 di botto e si butt\u00f2 sulla destra per evitare lo scontro con la macchina che lo seguiva. Riusc\u00ec ad evitare per poco di finire sotto le ruote posteriori della balena bianca che aveva davanti. Sterz\u00f2 e per un puro caso si ritrov\u00f2 dentro una piazzola di sosta. Abbass\u00f2 il pedale del freno sino in fondo alla sua corsa. La macchina sband\u00f2 e si blocc\u00f2 ad un millimetro dallo spartitraffico di alluminio cromato. Guido si pass\u00f2 la mano sulla fronte e appoggi\u00f2 la testa al volante.<\/p>\n<p>Nell&#8217;auricolare sent\u00ec un grido strozzato.<\/p>\n<p>\u201cGuido!!!\u201d<\/p>\n<p>Sospir\u00f2. Alz\u00f2 la testa dal volante. Con la mano sinistra prese il filo e avvicin\u00f2 il microfono alla bocca. Sent\u00ec il suo respiro gracchiare nella cuffia e poi ascolt\u00f2 la sua voce.<\/p>\n<p>\u201cTi amo anche io Marta.\u201d<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La macchina scivolava veloce sull&#8217;autostrada nella luce fioca del tramonto. Il colore del cielo virava dall&#8217;arancione al violetto, premessa del buio della notte. 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