{"id":406,"date":"2011-11-13T11:42:49","date_gmt":"2011-11-13T11:42:49","guid":{"rendered":"http:\/\/elfodavide.it\/?p=406"},"modified":"2011-11-13T11:42:49","modified_gmt":"2011-11-13T11:42:49","slug":"il-cancello-nero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/elfodavide.it\/?p=406","title":{"rendered":"Il cancello nero"},"content":{"rendered":"<p>Sono le nove di mattina. Vado a correre. Il sole \u00e8 limpido nel cielo azzurro intenso. Nel viottolo che mi porta verso la strada il sibilo potente della tramontana si trasforma in un sussurro tra le fronde degli alberi. Lo sento scivolare tra i rami e riprendere la corsa negli spazi aperti. L&#8217;aria \u00e8 mite ma il gelo del vento la trasforma in un gorgoglio profumato di fiori tardivi.<\/p>\n<p>Non mi piace correre di mattina. I muscoli sono intorpiditi e la falcata fatica a mantenere il ritmo. Il respiro annaspa nel vento e mi costringe ad inspirare l&#8217;aria gelata dalla bocca. I primi due giri, pi\u00f9 di un chilometro, vanno cos\u00ec. Ogni volta penso che non ce la far\u00f2 a rompere il ritmo e a ritrovare l&#8217;equilibrio che mi far\u00e0 arrivare fino alla fine dell&#8217;allenamento.<\/p>\n<p>Pian piano i pensieri iniziano ad affacciarsi e il respiro trova la sua strada, con fatica ma la trova.<\/p>\n<p>Nella curva del piazzale anteriore alla chiesa il sole mi scalda il viso e le raffiche mi spingono con forza. E&#8217; l\u00ec che si innesca il pensiero principale. Sto leggendo due libri: \u201cAutobiografia erotica di Aristide Gambia\u201d di Domenico Starnone e \u201cL&#8217;arte di correre\u201d di Murakami Haruki. Due libri che nascono dallo stesso bisogno. Due uomini che si avvicinano ai sessant&#8217;anni e hanno bisogno di dare una prospettiva alla propria vita. Lo fanno con due parametri differenti. Starnone racconta una lunga storia improbabile in cui un uomo si ripensa attraverso la sua vita erotica. Haruki lo fa attraverso la riscoperta della disciplina ferrea della corsa. Nel primo il rapporto fisico con le donne ed \u00e8 un&#8217;esplosione di cazzi, testicoli, fiche, culi, pompini, leccate, lingue, sperma, piacere, tentazioni di omosessualit\u00e0. Un intreccio di corpi che si mescolano in una totale confusione tant&#8217;\u00e8 vero che dopo qualche pagina non ho pi\u00f9 capito chi fossero le varie Nina, Isabella, Sonia, Nera, Marilena. Faticavo a inserirle nei tasselli della storia. Emergono solo due donne: Marilena e Magda. La prima \u00e8 l&#8217;unica vera donna che ha amato, senza saperlo, e la seconda \u00e8 la figlia che non scoprir\u00e0 mai essere tale. In questo ginepraio di tecnica sessuale emergono solo due pagine di valore che mi hanno molto intristito.<\/p>\n<p>Nel pensare a quella sensazione di tristezza non vedo, dopo la seconda curva della piazza, il palo di un divieto di sosta e scarto all&#8217;ultimo momento per non sbatterci contro.<\/p>\n<p>Riprendo il ritmo della corsa e ripenso a me, cinquantenne, e a come potrei rileggere la mia vita con il criterio di Starnone.<\/p>\n<p>Accelero controvento perch\u00e9 il gelo della tramontana, che ho di fronte, mi raffredda il sudore che inizio a sentire sotto il giubbotto tecnico.<\/p>\n<p>Scuoto la testa e scaccio un pensiero che sento pericoloso e deprimente. E comunque non mi piace rileggere la vita come un elenco telefonico di donne a cui pensare come gonne sollevate e buchi riempiti. Probabilmente mi sarebbe piaciuto. Ma non ci riesco.<\/p>\n<p>Un cane dal pelo corto rosso mi viene incontro trotterellando. E&#8217; un vecchio cane che incontro da dieci anni. Buona parte del pelo \u00e8 ormai bianco e i suoi occhi sono velati da incipienti cataratte. Spesso lo devo spingere per evitare che finisca sotto una macchina che non riesce a vedere e di cui non ne sente nemmeno il motore. Per\u00f2 mi riconosce. Ogni volta che ci incrociamo prova a correre con me, si affianca e cerca di saltellare. Dopo qualche timido tentativo rinuncia, si ferma e torna indietro. Gira il muso e prova a guardarmi con i suoi larghi occhi neri e velati. Poi ritorna verso il cancello della sua villa zampettando lentamente.<\/p>\n<p>Lo rivedr\u00f2 al prossimo giro ma non prover\u00e0 pi\u00f9 a correre con me. Mi guarder\u00e0 sdraiato sul marciapiede grigio e muover\u00e0 la corta coda in segno di saluto.<\/p>\n<p>L&#8217;aria \u00e8 limpida. Il verde degli alberi \u00e8 saturo e contrasta il velo di polvere rossastra che copre il cemento della strada. A quell&#8217;ora del mattino le strade sono piene di runner. Siamo degli sconosciuti che quando si incrociano hanno l&#8217;insopprimibile bisogno di salutarsi, parlarsi, scambiarsi impressioni sulla corsa. E come se fossimo una comunit\u00e0 spontanea di cui si \u00e8 orgogliosi di far parte. Io, invece, provo imbarazzo.<\/p>\n<p>Corro perch\u00e9 voglio stare solo e ho bisogno di esserlo con i miei pensieri. E&#8217; per questo che non porto con me l&#8217;iPod e non mi riempio le orecchie con la musica che, invece, mi accompagner\u00e0 nell&#8217;arco della giornata. Mi piace ascoltare il tonfo delle scarpe sull&#8217;asfalto, sentire il vento che mi insegue o mi contrasta, il gorgheggio dei passeri tra gli alberi di cui \u00e8 immerso il quartiere in cui abito e corro. E mi piace salutare le persone che conosco, quelle vecchie facce che incontro tutti i giorni quando compro i giornali, quando sorseggio un caff\u00e8 bollente al bar, quando torno a casa co le mani cariche di buste della spesa.<\/p>\n<p>Per\u00f2 quando incontro gruppi di runner, con i loro giubbotti giallo evidenziatore, rispondo al saluto e controllo il loro passo. Se \u00e8 pi\u00f9 profondo e veloce del mio accelero, altrimenti raddrizzo la schiena e li stacco con un moto di soddisfazione.<\/p>\n<p>Il terzo e il quarto giro, come prevedevo, sono ancora pi\u00f9 faticosi dei primi due. I pensieri si bloccano di nuovo come i muscoli induriti delle mie gambe. Il vento rinforza ed \u00e8 difficile arrivare a quella che chiamo \u201cla terza curva\u201d del mio immaginario anello. Il freddo mi blocca il respiro e cerco di accelerare per ridurre il tempo di transito in quel punto del percorso.<\/p>\n<p>E&#8217; l\u00ec, in quel preciso punto in cui la forza del vento mi fa sentire debole, che penso al libro di Haruki. E&#8217; l&#8217;esatto opposto del taglio del racconto di Starnone. E&#8217; la storia di un uomo che a cinquantasei anni riscopre la corsa come strumento di piacere, come strumento per la ricerca dei propri pensieri, delle emozioni che solitamente si nascondono da qualche parte di s\u00e9 stessi. Ed \u00e8 il racconto di una forza di volont\u00e0 che da stiracchiata e debole si rafforza con l&#8217;esercizio e diventa potente. Fino a fargli scoprire come l&#8217;invecchiamento del corpo \u00e8 un processo di trasformazione in cui si indeboliscono delle capacit\u00e0 ma se ne rafforzano altre altrettanto importanti. Ad esempio la resistenza alla distanza. E questo lungo percorso mette in equilibrio corpo e mente.<\/p>\n<p>Il quinto giro scorre meglio, sento finalmente il calore nei muscoli che si sciolgono e lo scatto per superare rapidamente \u201cla terza curva\u201d \u00e8 pi\u00f9 potente.<\/p>\n<p>Nel rettilineo successivo il sole \u00e8 caldo e mi riscalda il viso. Sul muro verde scrostato dell&#8217;aeroporto militare si sovrappongono i messaggi d&#8217;amore con nomi di ragazze che un tempo erano adolescenti e vivevano nelle villette di fronte. Oggi sono universitarie e vivono lontano da l\u00ec. Altre<\/p>\n<p>sono rimaste in citt\u00e0 e si sono trasformate in donne. Mi chiedo che fine abbiano fatto i ragazzi che di nascosto, di notte, hanno scritto il loro messaggio d&#8217;amore con uno spray acquistato con imbarazzo in qualche negozio periferico.<\/p>\n<p>Il sesto e il settimo giro sono perfetti. Respiro a bocca chiuso, il passo \u00e8 costante e rapido. Le strade adesso iniziano ad essere percorse da uomini di mezza et\u00e0 che portano a passeggio i cani, da donne anziane che, con in mano guantiere colme di pasticcini, vanno a trovare i nipoti. In fondo alla strada, la piazza della chiesa \u00e8 attraversata da un gruppo di una decina di runner che corrono veloci e colorati.<\/p>\n<p>Mi avvio per l&#8217;ultimo giro e ripenso alla serata di ieri. Berlusconi finalmente \u00e8 andato via. L&#8217;Italia \u00e8 stata liberata da quell&#8217;uomo corrotto moralmente ed eticamente. Ho stappato una bottiglia di spumante e ho bevuto molto per festeggiare un momento storico anche per la mia vita personale. Sono anche io, ormai, un uomo di mezza et\u00e0. Nei vari messaggi inviati, e ricevuti, dai compagni della CGIL ne ho scritto uno di risposta ad una ragazza giovane che mi faceva gli auguri: \u201cAuguri! Il futuro \u00e8 tuo.\u201d Lei mi ha risposto, sorprendendomi, cos\u00ec: \u201cIl tuo?\u201d<\/p>\n<p>Gi\u00e0. Il mio. Sar\u00e0 un molle ripensare a quello che poteva essere e non \u00e8 stato? Un rimuginare sulle occasioni perse? Immergersi nei ricordi e nei rancori? Oppure vivere con la disciplina e il piacere della corsa?<\/p>\n<p>A quel messaggio ho risposto dicendo che vorrei vivere ancora qualche sogno. Magari il tempo \u00e8 scaduto. Forse s\u00ec. Forse no.<\/p>\n<p>La corsa termina con un lungo scatto finale. Il sole \u00e8 di fronte a me, illumina l&#8217;asfalto e riscalda l&#8217;aria. La tramontana \u00e8 alle spalle e mi solletica il collo sudato. Arrivo al cancello nero. Due bambini escono dal viottolo e camminano parlottando animatamente tra di loro. Mi salutano con un \u201cciao!\u201d.<\/p>\n<p>Poi uno dei due si gira e mi dice: \u201cTi ho visto prima: ma lo sai che sei veloce?\u201d. Lo guardo, sorrido, e lo saluto alzando la mano.<\/p>\n<p>Ma s\u00ec, un paio di sogni li posso ancora realizzare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sono le nove di mattina. 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