{"id":418,"date":"2011-11-20T17:11:40","date_gmt":"2011-11-20T17:11:40","guid":{"rendered":"http:\/\/elfodavide.it\/?p=418"},"modified":"2011-11-20T17:11:40","modified_gmt":"2011-11-20T17:11:40","slug":"le-sirene","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/elfodavide.it\/?p=418","title":{"rendered":"Le Sirene"},"content":{"rendered":"<p>La sala \u00e8 immersa nel buio. Sul palco una grande lampada ad olio \u00e8 posta dietro il pianoforte e illumina tremolante il profilo nero del musicista. E&#8217; seduto dietro la tastiera del piano. All&#8217;improvviso un faro giallo lo illumina. Ha in una mano una bottiglia di birra che sorseggia lentamente. Tra un sorso e l&#8217;altro intrattiene le ombre in sala, sagome in movimento ondeggiante; la sua voce \u00e8 stanca, leggermente roca. In platea il pubblico \u00e8 in piedi e si \u00e8 avvicinato al palco, immerso in una nebbia giallastra che sale lentamente verso l&#8217;alto. In galleria si sono alzati tutti e si spingono verso la balaustra. Le hostess si affannano, preoccupate, ad allontanare le persone dal poggiamano in legno scuro che separa la galleria dallo strapiombo sulle file di poltrone di velluto rosso della platea.<\/p>\n<p>Il musicista con la mano libera inizia a suonare sul pianoforte una scala melodica, con la stessa lentezza con cui continua a sorseggiare la birra gelata. Intuisco che \u00e8 il preludio ad un brano struggente, la degna chiusura ad effetto del concerto. Sono immerso nella penombra, schiacciato dalla moquette grigia del pavimento e dal legno della parete. Lunghe linee di pallide luci bianche costruiscono morbide curve lungo le alte pareti del teatro. Le seguo con gli occhi mentre le note toccanti del pianoforte scendono nella sala.<\/p>\n<p>La bottiglia di birra \u00e8 poggiata, vuota, sul piano nero e liscio dello strumento. Le mani ora sono sui tasti del pianoforte e una musica armonica inizia a uscire dalle corde interne e a salire verso lo spazio alto della sala. E&#8217; una musica che si attorciglia, nota dopo nota, e disegna un tessuto colorato di immagini. Al mio fianco una donna dai capelli corti, con un largo tatuaggio sulla spalla scoperta, balla lentamente. Ha un cellulare in mano, lo schermo acceso. Una foto di due bambini sorride nella penombra grigia.<\/p>\n<p>Chiudo gli occhi, intreccio le braccia e mi appoggio alla parete di legno liscio.<\/p>\n<p>Il musicista inizia a cantare. La sua voce ora \u00e8 limpida, nitida come un cristallo lucido.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cLe sirene ti parlano di te<\/p>\n<p>quello che eri<\/p>\n<p>come fosse per sempre<\/p>\n<p>le sirene<\/p>\n<p>non hanno coda n\u00e9 piume<\/p>\n<p>cantano solo di te<\/p>\n<p>l&#8217;uomo di ieri<\/p>\n<p>l&#8217;uomo che eri<\/p>\n<p>a due passi dal cielo<\/p>\n<p>tutta la vita davanti<\/p>\n<p>tutta la vita intera<\/p>\n<p>e dicono<\/p>\n<p>fermati qua<\/p>\n<p>fermati qua\u201d<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Apro gli occhi all&#8217;improvviso. Non sono pi\u00f9 nella sala calda e afosa del teatro. Un vento gelido mi sferza il viso. Mi ritrovo in una strada immersa nella nebbia grigia e fredda del mattino. Mi stropiccio gli occhi. Li riapro. Il teatro non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9. Dove sono, mi chiedo terrorizzato? Chiudo ancora gli occhi e conto fino a dieci mentre il cuore mi batte all&#8217;impazzata. Riapro gli occhi. I palazzi intorno a me sono casermoni alti di anonimo cemento grigio. Intravedo una luce diffusa e lattiginosa nel pezzo di cielo sopra la mia testa. La nebbia copre tutto, \u00e8 un po&#8217; pi\u00f9 trasparente verso il basso. La strada \u00e8 vuota e non sento rumori. Continuo ad ascoltare il suono del pianoforte come se il musicista fosse l\u00ec, di fronte a me e continuasse a suonare la sua musica struggente.<\/p>\n<p>Dove sono? Non conosco questo posto. Mi guardo intorno e non vedo nulla, sembra tutto uguale e senza punti di riferimento. Un brivido mi corre lungo la schiena. La nebbia soffice ma fredda nasconde colori e immagini. E&#8217; un panorama plumbeo, angosciante.<\/p>\n<p>Le note del piano scivolano lentamente e si insinuano tra la brina fumosa. Un violino si unisce e taglia l&#8217;aria come una lama fredda. Le parole mi inseguono e si infilano nelle orecchie. All&#8217;improvviso mi calmo. Una tristezza piana mi sale dallo stomaco e mi appaiono delle immagini nascoste, chiss\u00e0 dove, dentro di me.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cLe sirene ti assalgono di notte<\/p>\n<p>create dalla notte<\/p>\n<p>han conservato tutti i volti<\/p>\n<p>che hai amato e che<\/p>\n<p>ora hanno le sirene<\/p>\n<p>te li cantano in coro<\/p>\n<p>e non sei pi\u00f9 solo<\/p>\n<p>sanno tutto di te<\/p>\n<p>e il meglio di te<\/p>\n<p>\u00e8 un canto di sirene<\/p>\n<p>e si sente nel rimpianto<\/p>\n<p>di quanto \u00e8 mancato<\/p>\n<p>quello che hai intravisto e non avrai<\/p>\n<p>loro te lo danno<\/p>\n<p>solo con il canto<\/p>\n<p>ti cantano di come sei venuto dal niente<\/p>\n<p>e niente sarai\u201d<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Cammino prudente e seguo la strada con calma, osservando con attenzione i lati. Ci sono delle strade dritte che si intersecano sulla via principale che sto percorrendo a piedi. Sembra un reticolo di cemento. Scendo dal marciapiede e cammino al centro della lingua di asfalto. Un coro dolce sale alle mie spalle. Il brivido dietro la schiena svanisce. Le lacrime scendono inconsapevoli lungo le guance.<\/p>\n<p>Dalle strade laterali una luce soffusa arancione spezza il grigio della nebbia e raggi luminosi si insinuano dritti tagliando la fitta cortina umida.<\/p>\n<p>\u201cPap\u00e0!!!\u201d. Il grido spezza il silenzio del mattino e si infila limpido tra le note del pianoforte.<\/p>\n<p>Mi giro. Non vedo nulla. Il cuore riprende a battere all&#8217;impazzata dopo essersi bloccato. Mi sento di ghiaccio. Socchiudo gli occhi e guardo verso l&#8217;orizzonte. Una luce pi\u00f9 forte proviene dal fondo. Nell&#8217;opacit\u00e0 inizio a vedere un&#8217;ombra. E&#8217; una figura minuta e bassa e cammina saltellando.<\/p>\n<p>\u201cPap\u00e0!!!\u201d Adesso l&#8217;urlo \u00e8 di gioia. E&#8217; una voce di bambino.<\/p>\n<p>I brividi mi scuotono. Non riesco a muovermi per la tensione.<\/p>\n<p>\u201cPap\u00e0! Pap\u00e0!\u201d. La figura corre verso di me. Indietreggio di qualche passo, poi lo vedo oltre la nebbia. Ora piango disperato.<\/p>\n<p>\u201cEnrico!\u201d Il bambino si getta tra le mie braccia.<\/p>\n<p>\u201cPap\u00e0!\u201d Si stringe alla mia vita, le sue braccia sono troppo piccole e non riesce ad afferrarmi. Guardo le mie braccia alzate, ferme, fredde come il ghiaccio. Non riesco a credere a ci\u00f2 che vedo.<\/p>\n<p>Le parole del musicista continuano ad infilarsi nella mia mente.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cle sirene sono una notte di birra<\/p>\n<p>e non viene pi\u00f9 l&#8217;alba<\/p>\n<p>sono i fantasmi della strada<\/p>\n<p>che arrivano a folate<\/p>\n<p>e hanno voci di sirene\u201d<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Poi guardo la testa del bambino. Ha i capelli a caschetto, scuri. E&#8217; piccolo. Oggi avrebbe quattro anni. Vedo la mia mano abbassarsi e accarezzargli la testa. Alza il viso e mi guarda. Ha i miei occhi. Non avevo mai immaginato il suo viso per non impazzire di dolore. Ora l&#8217;ho qui, fra le mie braccia.<\/p>\n<p>\u201cPap\u00e0!\u201d Non riesce a dire altro, mi guarda, sorride felice. I singhiozzi mi scuotono e non riesco a smettere di piangere. Mi abbasso e lo guardo negli occhi. Gli sorrido. E&#8217; come se rivedessi me da bambino. Mi salta al collo e mi abbraccia stretto.<\/p>\n<p>\u201cEnrico, piccolo!\u201d Lo stringo forte, talmente forte da aver paura di fargli male.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201criempi le orecchie di cera<\/p>\n<p>per non sentirle quando \u00e8 sera<\/p>\n<p>per rimanere saldo<\/p>\n<p>legato all&#8217;abitudine<\/p>\n<p>ma se ascolti le sirene<\/p>\n<p>non tornerai a casa<\/p>\n<p>perch\u00e9 la casa \u00e8<\/p>\n<p>dove si canta di te<\/p>\n<p>ascolta le sirene<\/p>\n<p>non smettono il canto<\/p>\n<p>nella veglia infinita cantano<\/p>\n<p>tutta la tua vita\u201d<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Vedo un&#8217;ombra avvicinarsi mentre stringo il mio bambino senza parole. E&#8217; un uomo vecchio, cammina barcollante appoggiandosi a un bastone sottile. E&#8217; un&#8217;immagine nota, un ricordo che riaffiora dalla nebbia del passato.<\/p>\n<p>\u201cCiao, Guido.\u201d<\/p>\n<p>Alzo la testa. E&#8217; l\u00ec di fronte a me. \u201cBabbo&#8230;\u201d riesco a dire prima che le parole non escano pi\u00f9 dalla mia bocca.<\/p>\n<p>Mi alzo, prendendo la mano del bambino.<\/p>\n<p>\u201cNon preoccuparti, Guido. Bado io a lui.\u201d<\/p>\n<p>Lo guardo negli occhi. Sono felice di vederlo ma quelle parole disegnano sul mio volto un sorriso cattivo.<\/p>\n<p>\u201cSono un nonno migliore di quanto lo sia stato come padre. Stai tranquillo.\u201d<\/p>\n<p>\u201cSi pap\u00e0. Il nonno \u00e8 buono. E&#8217; sempre con me e mi racconta tante storie.\u201d<\/p>\n<p>Sorrido al bambino e nella mie testa immagino le storie che il vecchio racconta al bambino. Le ho sentite tante volte. Le raccontava per mostrare che grande uomo era stato. Quando scoprii che era tutte inventate lo odiai con tutte le mie forze.<\/p>\n<p>\u201cChe ti racconta il nonno, Enrico?\u201d<\/p>\n<p>\u201cFavole. Storie di boschi, di fate, di elfi, di un popolo che vive in un vulcano lontano. Sono tutti allegri e si vogliono bene. Il nonno mi ha detto di essere venuto da l\u00ec. Quante risate ci facciamo.\u201d e gira la testa verso mio padre. \u201cNon \u00e8 vero, nonno?\u201d e gli sorride mostrando i dentini bianchi.<\/p>\n<p>Rivedo in lui il mio sorriso. Li guardo insieme e una infinita tristezza mi invade.<\/p>\n<p>Mi abbasso di nuovo e guardo negli occhi Enrico.<\/p>\n<p>\u201cCome stai piccolo mio?\u201d<\/p>\n<p>\u201cSto bene, pap\u00e0. Per\u00f2 tu non ci sei.\u201d<\/p>\n<p>Lo guardo negli occhi neri e mi perdo nel suo sguardo serio.<\/p>\n<p>\u201cLo so. Mi dispiace.\u201d<\/p>\n<p>\u201cNon \u00e8 stata colpa tua Guido\u201d. E&#8217; mio padre che ha parlato. \u201cDoveva andare cos\u00ec. E&#8217; la natura a decidere.\u201d<\/p>\n<p>\u201cPer\u00f2 mi manca, Babbo. Mi manca tanto. Non c&#8217;\u00e8 giorno che non pensi a lui.\u201d<\/p>\n<p>\u201cE non c&#8217;\u00e8 giorno che lui non pensi a te, e alla sua mamma.\u201d Piega la testa verso il bambino. \u201cNon \u00e8 vero, Enrico?\u201d E gli poggia la sua mano ossuta e dalla pelle macchiata sui capelli.<\/p>\n<p>Il bambino abbassa la testa e annuisce. Grosse lacrime gli scendono sulle guance tonde.<\/p>\n<p>Lo abbraccio in silenzio e lui mi mette le piccole braccia intorno al collo.<\/p>\n<p>\u201cOra devi andare, Guido.\u201d Alzo la testa verso mio padre.<\/p>\n<p>Lui con una mano mi indica un punto alle mie spalle.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cchi eri tu<\/p>\n<p>chi eri tu<\/p>\n<p>chi sei tu<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>chi eri tu<\/p>\n<p>chi eri tu<\/p>\n<p>chi sei tu Mnemosyn\u00e9?\u201d<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Le note del pianoforte salgono di intensit\u00e0. Il suono \u00e8 armonioso ma pi\u00f9 potente. Altri suoni acustici amplificano lo struggimento della musica e un&#8217;eco lontana si perde nel vendo freddo e umido della strada.<\/p>\n<p>Mi giro e la vedo. E&#8217; l\u00ec in fondo alla striscia grigia dell&#8217;asfalto. La nebbia si \u00e8 diradata, ma cancella ancora l&#8217;orizzonte. Non so cosa ci sia, l\u00ec in fondo.<\/p>\n<p>Lei \u00e8 l\u00ec, le braccia abbandonate lungo il corpo, un maglione lungo color viola sopra i jeans scoloriti. La testa \u00e8 leggermente piegata di lato e mi guarda con un&#8217;espressione seria sul volto. I capelli sono lunghi e scivolano lungo il collo, poggiandosi sulle spalle. Gli occhi sono due buchi che mi risucchiano.<\/p>\n<p>Mi giro verso mio padre e Enrico.<\/p>\n<p>Il vecchio alza il mento e con un gesto della mano mi dice: \u201cvai, \u00e8 ora.\u201d<\/p>\n<p>Guardo il bambino. Ha la testa bassa ma non piange pi\u00f9. Alza il visino e mi guarda. Poi sorride, tranquillo e annuisce.<\/p>\n<p>Lo abbraccio con forza e gli sussurro in un orecchio: \u201cPerdonami, se puoi. E&#8217; stata colpa mia.\u201d<\/p>\n<p>\u201cNo, pap\u00e0. Non \u00e8 stata colpa tua. Lo sai che non potevo nascere. Non ne avevo le forze. Qui, ora, sto bene. E sono con il nonno.\u201d<\/p>\n<p>Lo guardo, gli accarezzo il viso con una mano. Poi gli prendo il volto con tutte le due le mani e lo bacio sulla fronte.<\/p>\n<p>Mi alzo, accarezzo la sua testa. Abbraccio il corpo ossuto di mio padre e vado via.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cperch\u00e9 continuare fino a vecchiezza<\/p>\n<p>fino a stare male<\/p>\n<p>e gi\u00e0 tutto qua<\/p>\n<p>fermati qua<\/p>\n<p>non hai pi\u00f9 dove andar\u201d<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Cammino verso di lei. Dopo qualche passo mi giro e guardo all&#8217;indietro. Loro sono l\u00ec, con la mano alzata e mi guardano.<\/p>\n<p>Il cuore mi batte forte. Il futuro \u00e8 l\u00ec, in fondo a quella strada?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cle sirene non cantano il futuro<\/p>\n<p>ti danno quel che \u00e8 stato\u201d<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Improvvisamente un uomo compare da una strada laterale. Un lampo di luce mi acceca. A fatica cerco di tenere gli occhi aperti. Corro verso di lei. Riapro gli occhi, ancora abbagliati, e non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9. Guardo, disperato, ai lati e la vedo in una stradina alla mia sinistra. La luce \u00e8 scomparsa. Lei \u00e8 l\u00ec, con la stessa postura. Mi guarda, \u00e8 triste. Alza la mano in un segno di saluto, si gira e va verso una figura che l&#8217;aspetta alle sue spalle, vicino a una macchina.<\/p>\n<p>Grido il suo nome. Lei non si gira. Alza solo di nuovo la mano e poi inizia a correre. La vedo entrare nella macchina, i fari si accendono e la macchina parte sgommando. Urlo ancora il suo nome e corro lungo la strada laterale. Corro con tutte le mie forze, con tutto il fiato che ho ma dopo un centinaio di metri mi accorgo di essere di nuovo immerso in una fitta nebbia. Non vedo pi\u00f9 nulla. E&#8217; scomparsa, avvolta nel banco lattiginoso che afferra anche me.<\/p>\n<p>Resto fermo senza sapere che fare. Dopo qualche minuto torno verso la strada principale.<\/p>\n<p>Il bambino e mio padre sono scomparsi. Mi abbandono sul marciapiede, il cuore in tumulto e confuso. Dove sono? Che posto \u00e8 questo? Perch\u00e9 sono qui?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cil tempo non \u00e8 gentile<\/p>\n<p>se ti fermi ad ascoltarle<\/p>\n<p>ti lascerai morire<\/p>\n<p>perch\u00e9 il canto \u00e8 incessante<\/p>\n<p>ed \u00e8 pieno d&#8217;inganni<\/p>\n<p>e ti toglie la vita<\/p>\n<p>mentre la sta cantando\u201d<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Sono solo. Resto qualche minuto abbandonato. Mi asciugo gli occhi con la mano, mi alzo e riprendo il cammino verso l&#8217;orizzonte coperto dalla nebbia fitta.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cuhhhhhhhhhhhhh\u201d<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Sento gli applausi e riapro gli occhi. Sono nella sala. La nebbia gialla ha avvolto anche la galleria. I fasci di luce creano un gioco di ombre e di strisce colorate nell&#8217;aria consumata. L&#8217;applauso \u00e8 forte, rimbalza nell&#8217;acustica della sala e ridiscende verso il palco con forza. Il musicista \u00e8 ancora seduto al pianoforte con le mani appoggiate sui tasti che riproducono l&#8217;eco del suono in dissolvenza.<\/p>\n<p>Ha la testa abbassata e lo sguardo serio. Poi alza il viso e guarda verso la mia direzione. Con gli occhi cerca qualcosa e poi lo vedo fissarmi. I suoi occhi sono piantati nei miei. Un sorriso appare sulle sue labbra. Si toglie il cappello da marinaio e con un cenno del capo mi saluta.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Il testo \u00e8 della canzone \u201cLe Sirene\u201d di Vinicio Capossela.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La sala \u00e8 immersa nel buio. Sul palco una grande lampada ad olio \u00e8 posta dietro il pianoforte e illumina tremolante il profilo nero del musicista. E&#8217; seduto dietro la tastiera del piano. All&#8217;improvviso un faro giallo lo illumina. 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