{"id":56,"date":"2010-12-28T20:47:37","date_gmt":"2010-12-28T20:47:37","guid":{"rendered":"http:\/\/elfodavide.it\/?p=56"},"modified":"2010-12-28T21:52:09","modified_gmt":"2010-12-28T21:52:09","slug":"il-treno-non-era-in-orario","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/elfodavide.it\/?p=56","title":{"rendered":"Il treno non era in orario"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;aria dentro il vagone era fredda. L&#8217;odore del tessuto dei sedili era intenso e con un vago sentore di acido. Il treno era partito ma la fila di persone era in piedi lungo il corridoio, bloccata da un uomo anziano che tentava di alzare la valigia per riporla in alto, sopra il suo posto riservato.<\/p>\n<p>Alcune gocce di sudore comparvero sulla sua fronte rugosa, rossa per lo sforzo. Il cappotto era sbottonato, la sciarpa gialla avvolta lungo il collo.<\/p>\n<p>Le persone dietro di lui osservavano la scena visibilmente irritate ma senza muovere un dito per aiutarlo. Mi alzai di scatto, innervosito dall&#8217;indifferenza che impregnava il vagone e lo aiutai ad alzare la valigia. Appena la valigia fu sistemata, mi guard\u00f2, un sorriso stanco gli stir\u00f2 le labbra e ringrazi\u00f2 con un cenno del mento. Gli sorrisi anche io e tornai a sedermi al mio posto. Buttai uno sguardo scettico alle persone che, liberato il corridoio, si diressero rapidamente ai loro posti fluendo come  se si fosse sbloccato un tappo.<\/p>\n<p>Per fortuna nessuno si ferm\u00f2 nel posto al mio fianco. Mi rilassai sul sedile, allungai le gambe per quel che era possibile e, poggiato il gomito sul finestrino, guardai le ultime case della metropoli che scorrevano, lasciando spazio alla campagna verde macchiata qua e l\u00e0 dalle rovine di un&#8217;antica civilt\u00e0 ormai risucchiata dalla modernit\u00e0 con uno stile confuso.<\/p>\n<p>Una voce mi scosse: \u201cScusi, questo \u00e8 il 74?\u201d<\/p>\n<p>Mi girai verso la voce. Una giovane donna mi guardava con un sorriso sottile disegnato sulle labbra. I suoi occhi erano neri e socchiusi verso i numeri scritti sulla plastica grigia della parete. Seguii il suo sguardo e alzai la testa verso la targhetta al fianco del finestrino.<\/p>\n<p>\u201cMi sembra di si. Il mio numero \u00e8 il 75&#8230;\u201d risposti a voce bassa.<\/p>\n<p>\u201cAh, bene&#8230;\u201d infil\u00f2 la valigia nello spazio dietro i due sedili. Si srotol\u00f2, con un gesto secco e rapido, la sciarpa bianca dal collo e liber\u00f2 i capelli lunghi e neri. Si tolse il giubbotto fucsia e liber\u00f2 un corpo magro ma femminile; indossava un maglione dello stesso colore del giubbotto a collo alto e un paio di jeans scoloriti e un po&#8217; sdruciti.<\/p>\n<p>Si abbandon\u00f2 sul sedile, tir\u00f2 fuori dalla borsa il cellulare e inizi\u00f2 a telefonare. Una serie lunga di telefonate brevi. La voce era scattante, come il movimento delle sue braccia e i gesti delle mani lunghe e ossute.<\/p>\n<p>Parlava come se stesse dando ordini, richiamando l&#8217;argomento non appena il suo interlocutore tentava di cambiare argomento.<\/p>\n<p>Dopo poco pi\u00f9 di un&#8217;ora abbandon\u00f2 il cellulare gettandolo con un colpo secco sul tavolino. Si gir\u00f2 verso di me e mi guard\u00f2 a lungo. Uno sguardo fisso; socchiuse ancora i suoi occhi miopi. \u201cMi scusi\u201d sussurr\u00f2, come se stesse parlando ad un bambino.<\/p>\n<p>Avevo avvertito i suoi occhi neri lungo la nuca. Mi girai verso di lei e la guardai, serio, senza sorridere.<\/p>\n<p>\u201cDi cosa?\u201d le chiesi.<\/p>\n<p>\u201cDi averla disturbata. Con le mie telefonate\u201d e fece un gesto della mano verso il telefono abbandonato sulla plastica gialla.<\/p>\n<p>Continuava a fissarmi, i suoi occhi dritti buttati dentro i miei.<\/p>\n<p>E inizi\u00f2 a parlare. Mi raccont\u00f2 cosa faceva, da dove veniva, dove andava, quanti anni aveva, cosa pensava dei treni, della metropoli da cui eravamo partiti, della citt\u00e0 in cui eravamo diretti.  Capii che andavamo verso la stessa stazione polverosa e battuta dalla tramontana gelida dell&#8217;inverno. Ma non l&#8217;avevo mai incontrata.<\/p>\n<p>Non parlavo granch\u00e9. Annuivo interessato perch\u00e9 ascoltavo volentieri la sua voce delicata; non penetrava, non era irritante ma si infilava delicatamente nel mio cervello e mi rilassavo al suo suono dolce.<\/p>\n<p>I gesti delle sue mani erano brevi, garbati, femminili ma senza ostentazione. La sua era una femminilit\u00e0 spontanea, quasi silenziosa, sottotraccia. Lei cercava di nasconderla ma ogni tanto appariva sotto la sottile gabbia che le aveva disegnato intorno.<\/p>\n<p>Inconsapevolmente il mio corpo si gir\u00f2 verso di lei. Anche il suo si gir\u00f2 verso di me. Ogni tanto mi dava dei colpetti sul braccio, o mi appoggiava, un secondo, la mano sulla gamba. Il suo piede dondolava e si appoggi\u00f2, alla ricerca di un contatto, alla mia caviglia.<\/p>\n<p>\u201cPerch\u00e9 non prendi l&#8217;aereo?\u201d mi chiese all&#8217;improvviso. Era una domanda slegata dal contesto.<\/p>\n<p>\u201cPerch\u00e9 ho paura dell&#8217;aereo\u201d le risposi.<\/p>\n<p>Rise, una risata allegra, leggera, e butt\u00f2 la testa all&#8217;indietro.<\/p>\n<p>\u201cDai, non devi avere paura! Vedrai che una volta ci riuscirai a prenderlo.\u201d<\/p>\n<p>\u201cNo. E&#8217; una cosa che non far\u00f2 mai\u201d.<\/p>\n<p>\u201cNemmeno se lo facciamo insieme e ti tengo la mano?\u201d<\/p>\n<p>La butt\u00f2 l\u00ec quella frase con un sorriso ironico sulle sue labbra.<\/p>\n<p>\u201cNemmeno se mi tieni la mano\u201d le risposi scuotendo la testa. L&#8217;idea della sua mano che teneva la mia, per\u00f2, si infil\u00f2 piano piano nella mia testa. Era una sensazione piacevole che si diffuse nel mio corpo.<\/p>\n<p>Una sensazione quasi sconosciuta.<\/p>\n<p>Non era ansia, prurito sessuale, desiderio di non so cosa.<\/p>\n<p>No, era una sensazione di serenit\u00e0. Mi sentii, per un attimo, al posto giusto, con la persona giusta.<\/p>\n<p>Dur\u00f2 un attimo, fu quasi impercettibile. Ma avvertii un cambiamento interiore.<\/p>\n<p>Il finestrino si affacciava sulla campagna color cobalto, il cielo era attraversato da linee rosa. Le rare luci nei prati erano un disegno quasi struggente.<\/p>\n<p>\u201cSecondo me, se ti tengo la mano ce la faresti\u201d aggiunse abbassando la testa, quasi stesse parlando a s\u00e9 stessa.<\/p>\n<p>\u201cVediamo\u201d, le dissi.<\/p>\n<p>Girai il palmo della mano e la tesi verso la sua.<\/p>\n<p>Lei la guard\u00f2. Seria. \u201cNon siamo in aereo\u201d.<\/p>\n<p>La prese.<\/p>\n<p>I suoi occhi si piantarono sul mio viso. Un buco nero si apr\u00ec al centro della sua iride. Una stella nera mi risucchi\u00f2, prima piano e poi sempre pi\u00f9 velocemente.<\/p>\n<p>Forse, mi fossi fermato a riflettere, sarei riuscito a bloccare quel vortice.<\/p>\n<p>Ma non avevo voglia. Volevo essere preso, afferrato, ingoiato, masticato e metabolizzato.<\/p>\n<p>Volevo piombare in quella placenta molle e buia in cui sentirmi al caldo e al sicuro.<\/p>\n<p>Lei continu\u00f2 a raccontarmi, a farmi domande a cui risposi tranquillo.<\/p>\n<p>Le nostre mani erano intrecciate, le dita si accarezzavano, si solleticavano.<\/p>\n<p>\u201cCos&#8217;\u00e8 questa cosa?\u201d mi chiese dopo molto, tanto, tempo mentre il suo sguardo si era fermato sulle dita della mia mano.<\/p>\n<p>\u201cSsssttttt\u201d le risposi. \u201cNon chiedere. Non dire nulla. Perch\u00e9 non lo so\u201d.<\/p>\n<p>Lei annu\u00ec con la testa.<\/p>\n<p>Il resto del viaggio lo facemmo in silenziosa attesa dell&#8217;arrivo. Della fine.<\/p>\n<p>Restammo a guardarci e osservammo, indifesi, crescere un sentimento sconosciuto. Crebbe a dismisura, incontrollato, come un processo di fusione molecolare che cresce autonomamente seguendo regole e dinamiche che solo una catena, a noi sconosciuta, pu\u00f2 disegnare.<\/p>\n<p>Il buio avvolse la carrozza. Le luci artificiali gettarono una penombra giallina all&#8217;interno. Fuori i contorni scuri degli alberi sfrecciavano veloci oltre il finestrino, ed erano sbattuti dal vento gelido della pianura. L&#8217;arrivo era vicino.<\/p>\n<p>Pass\u00f2 l&#8217;ultima stazione. Noi restammo quegli ultimi minuti con le dita strette, talmente strette che le nocche sbiancarono.<\/p>\n<p>All&#8217;ingresso della citt\u00e0 l&#8217;immagine di una bandiera a scacchi sventolata si affacci\u00f2 nella mia mente.<\/p>\n<p>La guardai un&#8217;ultima volta. Lei si avvicin\u00f2 e la baciai poggiando delicatamente le labbra sulle sue.<\/p>\n<p>Lei rispose con una furia dolorosa. Mi baci\u00f2 appassionatamente. Sentii la sua lingua entrare e sfiorare la mia.<\/p>\n<p>\u201cChe facciamo ora?\u201d le dissi.<\/p>\n<p>\u201cSssstttt\u201d mi disse lei poggiando un dito sulle labbra.<\/p>\n<p>Si alz\u00f2. Si arrotol\u00f2 la sciarpa bianca intorno al collo. Si infil\u00f2 il giubbotto. Mi guard\u00f2, sorrise e and\u00f2 via.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;aria dentro il vagone era fredda. L&#8217;odore del tessuto dei sedili era intenso e con un vago sentore di acido. 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