{"id":67,"date":"2011-01-06T17:47:30","date_gmt":"2011-01-06T17:47:30","guid":{"rendered":"http:\/\/elfodavide.it\/?p=67"},"modified":"2011-01-07T08:31:56","modified_gmt":"2011-01-07T08:31:56","slug":"7-febbraio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/elfodavide.it\/?p=67","title":{"rendered":"7 febbraio"},"content":{"rendered":"<p>7 febbraio 1977 ore 20.00<\/p>\n<p>La sera era arrivata all&#8217;improvviso, accelerando il battito del tempo. Il vento inizi\u00f2 a soffiare da sud, caldo e impregnato della sabbia rossa, mescolata alla polvere bianca che si era depositata nelle fughe dei ciottoli di pietra lavica della strada. Il pullman rallent\u00f2 nel buio del capolinea della Stazione Centrale di Palermo. I lampioni ancora non si erano accesi e il grigio scuro dei marmi era schiarito dal blu cobalto del cielo che iniziava a fondere il rosa del tramonto al nero della notte in arrivo.<\/p>\n<p>Lo stridio dei freni si interruppe di botto, cos\u00ec come era iniziato. Il soffio pneumatico delle porte che si aprirono sanc\u00ec la fine del viaggio. I quattro ragazzi scesero uno dopo l&#8217;altro, silenziosi e immusoniti. Il momento stava arrivando.<\/p>\n<p>Il vento li accolse facendo loro socchiudere gli occhi. Si guardarono intorno, attesero che le macchine scivolassero via, liberando la strada, e attraversarono il ciottolato che li separava dall&#8217;ingresso della Stazione. Un sospiro comune li accompagn\u00f2. Entrarono nella calca rumorosa e colorata dei viaggiatori in arrivo e in partenza. Chi partiva entrava con il passo veloce di chi ha paura di perdere il treno che lo riporter\u00e0 chiss\u00e0 dove. Chi arriva ha il passo lento e stanco di chi non ha fretta di arrivare perch\u00e9 ormai il viaggio \u00e8 finito e lo attende la quiete.<\/p>\n<p>Gaetano, Pietro, Mallicchio e Galileo si fermarono ad annusare quella moltitudine di persone in perenne movimento. Avevano trascorso molte ore in mezzo a quel movimento, osservando incuriositi tutto ci\u00f2 che si muoveva di fronte ai loro occhi. Ma questa volta era diverso.<\/p>\n<p>Galileo guard\u00f2 il tabellone, memorizz\u00f2 il binario, abbass\u00f2 la testa e si avvi\u00f2, perso nei suoi pensieri. Pietro gli mise una mano sulla spalla e abbass\u00f2 anche lui il capo, come l&#8217;amico. Gaetano e Mallicchio si guardarono, si dettero una pacca sulla spalla e seguirono gli altri due ragazzi.<\/p>\n<p>Galileo contava i secondi, guard\u00f2 l&#8217;orologio per verificare che il tempo nella sua testa fosse quello giusto. Guard\u00f2 con la coda dell&#8217;occhio il viso di Pietro, i suoi grandi occhi azzurri nascosti dietro i Ray-Ban dalle lenti grige.<\/p>\n<p>Pietro ora guardava avanti a s\u00e9. Nel gruppo rappresentava il punto di equilibrio, il materasso che assorbiva i colpi, l&#8217;ascia che fendeva le matasse intricate delle incomprensioni. Era un ragazzo di poche parole, dai gesti misurati e dal tempismo perfetto.<\/p>\n<p>Aggredirono a larghe falcate il binario. Il cemento chiaro era consumato e lucido, i sedili di marmo lustri. C&#8217;erano poche persone in piedi ad aspettare il treno in arrivo. Sul binario affianco i vagoni neri del rapido per Napoli erano gi\u00e0 pronti. Un lungo serpente dritto impediva la visione del cielo e l&#8217;orizzonte dei palazzi bassi e  colorati della vecchia Palermo. La luce gialla dei neon rimbalzava sul pavimento e si specchiava sul ferro delle carrozze.<\/p>\n<p>Un vociare chiassoso e allegro si alz\u00f2 dal fondo del binario. I quattro ragazzi alzarono la testa e videro un nugolo di persone muoversi rapidamente verso di loro.<\/p>\n<p>Galileo si ferm\u00f2 e arretr\u00f2 di qualche passo. Il respiro si arrest\u00f2 per la sorpresa. Pietro lo blocc\u00f2 con la sua mano sulla spalle. Gaetano gli mise tutte e due le mani sulle braccia. Mallicchio rest\u00f2 due passi indietro.<\/p>\n<p>Pietro sorrise stirando le labbra piene. Gaetano, invece, abbass\u00f2 lo sguardo trattenendo una lacrima.<\/p>\n<p>Galileo si gir\u00f2 e guard\u00f2 tutti e tre, uno alla volta, negli occhi.<\/p>\n<p>Furono raggiunti presto dalla macchia umana e furono circondati da ragazze e ragazzi festanti, saltellanti, rumorosi.<\/p>\n<p>Tutti si strinsero ai quattro. Eccetto una ragazza. Lei si blocc\u00f2, qualche passo indietro. Guard\u00f2 negli occhi Galileo, si mise una mano sulla bocca e scapp\u00f2 via singhiozzando.<\/p>\n<p>Galileo si liber\u00f2 con uno scatto dall&#8217;abbraccio del gruppo e la insegu\u00ec. Correvano entrambi come se volessero fuggire da un dolore intenso e insopportabile, ma non potevano andare da nessuna parte perch\u00e9 l&#8217;ineluttabilit\u00e0 della vita li avrebbe bloccati.<\/p>\n<p>Galileo la raggiunse e la ferm\u00f2. Si mise di fronte a lei e le parl\u00f2, guardandola dritta negli occhi verdi e aspirando il suo profumo pulito. Le parl\u00f2 a lungo, continuando a tenerla delicatamente per le braccia. Lei si perse nei suoi occhi. Poi abbass\u00f2 la testa, grandi lacrime iniziarono a scenderle per le guance. Il ragazzo la abbracci\u00f2 con delicatezza. Lei rest\u00f2 immobile per qualche secondo, le braccia rigide lungo i fianchi, ma poi tuff\u00f2 il viso nel maglione blu del ragazzo.<\/p>\n<p>Tornarono camminando lentamente, mano nella mano, verso i loro amici.<\/p>\n<p>Si tuffarono, sorridendo tristemente, nell&#8217;allegria posticcia del gruppo.<\/p>\n<p>Il Capo Stazione, con il suo berretto rosso, fischi\u00f2. Le porte dei vagoni iniziarono a essere chiuse con fragore e le urla \u201cPronto!\u201d, \u201cPronto\u201d, \u201cPronto!\u201d, iniziarono ad avvicinarsi al vagone su cui doveva salire Galileo.<\/p>\n<p>I suoi genitori erano dietro il finestrino, pallidi, ad osservare la scena. Erano inebetiti, confusi, rosi dai sensi di colpa. Ma una scelta era stata fatta. Non si poteva tornare indietro. Anche se questa scelta avrebbe significato fare del male al loro figlio.<\/p>\n<p>Galileo fu issato dai ragazzi sulla panchina di marmo. Li salut\u00f2 con un breve discorso interrotto per l&#8217;emozione. Blocc\u00f2 le lacrime. La dignit\u00e0 orgogliosa gli impediva di mostrarsi.<\/p>\n<p>Scese piano dalla panchina. Il Capo Stazione gli mise una mano sulla spalla e gli disse \u201cCoraggio, devi salire. E&#8217; ora.\u201d<\/p>\n<p>Galileo li salut\u00f2 uno per uno. Baci\u00f2 sulla guancia Rosy, ingoiando il suo amore mai dichiarato. Abbracci\u00f2 Gaetano, pi\u00f9 alto di lui di due spanne. Mallicchio si gir\u00f2, piangendo e gli strinse una mano. Pietro lo guard\u00f2 dritto negli occhi e gli disse: \u201cMinchia, che camurr\u00eca!\u201d. E lo abbracci\u00f2 con forza. Gli sussurr\u00f2 nelle orecchie: \u201cT&#8217;inni vai pirch\u00e9 \u00f9 sapi che a Subbuteo sugnu cchi\u00f9 forte!\u201d e si misero a ridere insieme.<\/p>\n<p>Pietro che parlava in dialetto era una novit\u00e0 per tutti e due. Era il suo modo per salutarlo.<\/p>\n<p>Per sempre.<\/p>\n<p>Galileo sal\u00ec sul vagone e dietro di lui fu sbattuta la porta.<\/p>\n<p>Il treno inizi\u00f2 a muoversi.<\/p>\n<p>5 gennaio 2011 ore 12.00<\/p>\n<p>Parcheggi\u00f2 la macchina nel grande spazio di cemento dietro la statua del Cristo redentore. I bambini scesero vociando e iniziarono a rincorrersi nello spazio largo. Galileo scese. Alz\u00f2 la testa e osserv\u00f2, respirando piano, il cielo grigio. Le nuvole si incontravano, chiss\u00e0 a che altezza, proveniendo da direzioni opposte. Il vento stava cambiando ma ancora non aveva deciso che direzione prendere. Galileo si chiese se avrebbe avuto la meglio la tramontana, che soffiava gelida da un paio di giorni, o lo scirocco che avrebbe riempito di acqua l&#8217;aria cristallina, rendendola pesante come un fango rosso.<\/p>\n<p>Nel cielo un enorme nuvola nera si muoveva veloce disegnando un onda. Era un gruppo gigantesco di storni che avrebbero distrutto gli uliveti mangiando le olive verdi e acerbe che iniziavano a riempire i grandi alberi secolari della zona.<\/p>\n<p>Galileo ritorn\u00f2 sui suoi pensieri. Valeria si allontan\u00f2 verso la stazione di servizio alla ricerca di un bagno. Lui la guard\u00f2 andare via a larghi passi nel suo giubbotto nero. Ogni tanto gettava uno sguardo ai bambini che continuavano a rincorrersi. Si avvicin\u00f2 alla statua del Cristo. La osserv\u00f2 scettico. Il vestito del Cristo era di un celestino vistoso, i lunghi capelli arancioni. Una statua gigantesca piazzata all&#8217;ingresso di un parcheggio in una stazione di servizio in cui i lavori di ristrutturazione creavano un&#8217;atmosfera di abbandono pi\u00f9 che di religiosa attrazione.<\/p>\n<p>Chiuso in s\u00e9 stesso, vide Valeria tornare. Sorrideva. Istintivamente sorrise anche lui.<\/p>\n<p>Vide entrare nell&#8217;ingresso della stazione il camper. Enorme, bianco, come una nave che entra nel porto soffiando la sirena. Le luci del camper lampeggiarono. E Galileo lo vide.<\/p>\n<p>Il camper entr\u00f2 nel largo spazio di cemento. Parcheggi\u00f2 vicino alla Peugeot. I bambini si nascosero dietro le spalle del padre. Il motore si spense.<\/p>\n<p>Galileo guard\u00f2 la faccia larga dietro il finestrino. I grandi occhi azzurri, i capelli crespi corti e bianchi, la barba ingrigita.<\/p>\n<p>Lo sportello, lentamente fu aperto e l&#8217;uomo scese dal posto di guida. Era grasso, con una grande pancia.<\/p>\n<p>Si guardarono ancora un attimo e poi si abbracciarono con forza. Le lacrime furono bloccate dalla dignit\u00e0 ruvida che li accomunava.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo gli soffi\u00f2 nell&#8217;orecchio: \u201cE&#8217; inutile cu mi scassi la minchia: a Subbuteo sugnu iu &#8216;u cchi\u00f9 forte!\u201d.<\/p>\n<p>Si guardarono e si misero a ridere.<\/p>\n<p>\u201cCiao Pietro\u201d gli disse Galileo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>7 febbraio 1977 ore 20.00 La sera era arrivata all&#8217;improvviso, accelerando il battito del tempo. 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