{"id":838,"date":"2012-12-16T20:01:10","date_gmt":"2012-12-16T20:01:10","guid":{"rendered":"http:\/\/elfodavide.it\/?p=838"},"modified":"2012-12-16T20:01:10","modified_gmt":"2012-12-16T20:01:10","slug":"la-tazza-e-il-passero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/elfodavide.it\/?p=838","title":{"rendered":"La tazza e il passero"},"content":{"rendered":"<p align=\"JUSTIFY\">La stanza era in penombra. Il fascio di luce gialla del sole filtrava tra i rami delle piante sul balcone. Giorgio appoggi\u00f2 il viso sulla mano e guard\u00f2 con gli occhi socchiusi l&#8217;alba che si accendeva lentamente. Era sveglio da ore perch\u00e9 non riusciva a dormire, sommerso dai pensieri che ronzavano ininterrottamente nella sua testa. Le orecchie gli pulsavano doloranti a causa di quel chiacchiericcio insopportabile. La mattina per\u00f2, al sorgere del sole, tutto svaniva, cos\u00ec come si era presentato, e finalmente il silenzio lo avvolgeva, quasi fosse un sudario rinfrescante.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Giorgio rest\u00f2 a osservare incantato le tracce di polvere galleggianti nel cilindro di luce sempre pi\u00f9 intenso. Dalla finestra spalancata entr\u00f2, con un crescendo musicale, il cicaleccio dei passeri che si svegliavano tra le fronde dei pini centenari nella campagna vicina. Nella villetta di fronte una luce si accese in cucina. L&#8217;uomo, con la mano aperta, lisci\u00f2 il legno scuro e nodoso del vecchio tavolo e poi si alz\u00f2.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">And\u00f2 in cucina, un piccolo spazio stretto e lungo. Apr\u00ec l&#8217;anta della dispensa e tir\u00f2 fuori il barattolo di vetro scheggiato del caff\u00e8 e quello di ceramica color ruggine dello zucchero. Svit\u00f2 la Moka, butt\u00f2 i residui del caff\u00e8 del giorno prima nel contenitore dell&#8217;umido, e sciacqu\u00f2 la caffettiera sotto un getto forte di acqua gelida. La lav\u00f2 con attenzione, passando le dita con forza lungo le filettature cromate del serbatoio. La asciug\u00f2 meticolosamente. La riemp\u00ec sino al livello della valvola dorata, infil\u00f2 il filtro e lo riemp\u00ec con la polvere marrone del caff\u00e8. Giorgio abbass\u00f2 la testa e si assicur\u00f2 che la montagnetta di polvere fosse alta al punto giusto. Il caff\u00e8 la mattina doveva essere denso e dal sapore forte.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Avvit\u00f2 la moka e accese il fuoco.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Ritorn\u00f2 nella stanza, apr\u00ec l&#8217;anta della parete attrezzata e prese una tazza. Si avvicin\u00f2 al tavolo, trascinando i piedi infilati nelle ciabatte scolorite e si sedette su una sedia impagliata. Un paio di fili si erano staccati e si chiese, in un pensiero fuggente, dove avrebbe potuto farla sistemare oppure acquistarne una nuova. Non si seppe dare una risposta.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Poggi\u00f2 le mani aperte sul tavolo. Rimase fermo ad osservare il nulla silenzioso di quel mattino, accarezzando il legno graffiato. Si risvegli\u00f2 di scatto, vide il pacco azzurro dei biscotti. Tolse la molletta con cui lo chiudeva, apr\u00ec la carta, ne prese uno e lo sgranocchi\u00f2 lentamente.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Il sole si stava alzando nel cielo. Le nuvole lo circondavano, batuffoli di cotone sporco sul blu cobalto. Una folata di vento pass\u00f2 veloce tra le foglie del gelsomino sul balcone. Un passero, al fianco della pianta, lo guardava con la testa piegata di lato. Era appoggiato elegante sul passamano nero. L&#8217;uomo pieg\u00f2 la testa nello stesso modo dell&#8217;uccellino e fischi\u00f2 a intermittenza. Il passero vol\u00f2 via spaventato dal suo fischio rauco. Giorgio sent\u00ec il frullare delle ali nell&#8217;aria. Sospir\u00f2, il ronzio nelle orecchie si era dissolto completamente e lui ne era sollevato, ma non felice.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Il gorgogl\u00eco del caff\u00e8 lo raggiunse. Lui si alz\u00f2 di scatto e corse in cucina a spegnere il fuoco sotto la caffettiera. Non sopportava il caff\u00e8 bruciato. Torn\u00f2 sui suoi passi, prese la tazza e la port\u00f2 in cucina. Ne vers\u00f2 il liquido nero e bollente, riempiendola. Si sedette al tavolo, proprio di fronte alla finestra. Un refolo di aria fredda gli sfior\u00f2 le guance. Poggi\u00f2 la mano con la tazza sul tavolo e si sofferm\u00f2 ad osservare, vagamente affascinato, le bolle di fumo bianco che salivano dalla tazza verso il cielo. La brezza le spostava verso la cucina, come se volessero tornare al caldo nella caffettiera. Si rese conto della sciocchezza di quel pensiero ma sorrise.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">La luce gialla del sole ormai inondava la stanza. Le pareti, i pochi mobili, i muri bianchi ingrigiti dal tempo, splendevano di un alone lucente che ripulivano tutto. I pensieri, il dolore, la solitudine evaporavano per qualche attimo.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Fu in quel preciso istante che la vide. Una lacrima sottile, chiara. Una goccia trasparente era l\u00ec, a met\u00e0 del fianco color terra della ceramica, immobile. Si ferm\u00f2 ad osservarla cercando di comprendere da dove uscisse. Abbass\u00f2 la tazza e guard\u00f2 l&#8217;interno colmo del liquido nero del caff\u00e8. Poi la rialz\u00f2 e la avvicin\u00f2 al viso per guardare meglio. Una riga scura, che disegnava una breve curva, scendeva dal bordo verso il fondo. Al centro di quella riga, pi\u00f9 scura, una sottile crepa, quasi invisibile. Di scatt\u00f2 fece ruotare la mano e not\u00f2 che un&#8217;altra, identica, crepa era anche sull&#8217;altro lato, parallela alla prima.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Giorgio sorrise al ricordo. Era convinto di averla buttata via quella tazza. E ora, invece, se la ritrovava tra le mani. La poggi\u00f2 con delicatezza sul legno vecchio e segnato del tavolo. Pens\u00f2 che fosse giusto ricongiungerli. Erano due fantasmi di un lontano passato, perso nei ricordi e nel tempo. Ora dovevano, s\u00ec: dovevano, sfiorarsi di nuovo; per scambiarsi una fugace carezza, consapevoli che la loro fine era vicina.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Giorgio lasci\u00f2 la tazza sul tavolo e gli parve che si fondesse con un brivido di piacere, quasi un timido orgasmo, al tavolaccio. Appoggi\u00f2 il viso sulle braccia e la osserv\u00f2. Il fumo si stava diradando. Aspett\u00f2 qualche secondo, poi la riprese tra le mani accarezzandola. E bevve il caff\u00e8, socchiudendo gli occhi. Era buono e ancora bollente, come piaceva a lui.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Rimase con gli occhi socchiusi. E rivide lei: il viso morbido, gli zigomi sporgenti, i grandi occhi neri insonnoliti, i lunghi ricci profumati del mattino, la vestaglia bianca che lasciava intravedere i capezzoli. Uno spasmo gli strinse lo stomaco.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Riapr\u00ec gli occhi. Un passero, con le zampette grigie ben piantate sul pavimento, lo osservava da dietro i fili della zanzariera. L&#8217;uccello lo chiam\u00f2 con insistenza, cinguettando.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Giorgio ingoi\u00f2 il residuo caff\u00e8, poggi\u00f2 la tazza sul tavolo e si alz\u00f2.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Il passero aspettava le sue briciole. Il silenzio torn\u00f2 limpido nella casa. I ricordi volarono via.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La stanza era in penombra. Il fascio di luce gialla del sole filtrava tra i rami delle piante sul balcone. 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