{"id":938,"date":"2013-06-30T17:06:11","date_gmt":"2013-06-30T17:06:11","guid":{"rendered":"http:\/\/elfodavide.it\/?p=938"},"modified":"2013-06-30T17:06:11","modified_gmt":"2013-06-30T17:06:11","slug":"il-ricordo-dimenticato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/elfodavide.it\/?p=938","title":{"rendered":"Il ricordo dimenticato"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;ho trovata sul tavolo, appena rientrato dalla corsa. E&#8217; tardo pomeriggio e correre \u00e8 stato faticoso. Il caldo era spesso, come la sabbia del mare che vola nell&#8217;aria a mucchi bagnati e si incolla alla pelle sudata, e correvo lottando contro un vento freddo e violento che rendeva il mio passo pesante e incerto.<\/p>\n<p>La stanza nella casa era in penombra, sul balcone le piante di pomodoro, alte e verdi, ondeggiavano colpite dal maestrale. I piccoli fiori gialli diventavano strisce sottili che si mescolavano al colore intenso delle foglie larghe. Le osservavo con lo sguardo pigro della fatica.<\/p>\n<p>Ho abbassato gli occhi, forse pi\u00f9 per istinto perch\u00e9 avevo percepito un odore dolciastro nella stanza non appena avevo chiuso la porta, ed era l\u00ec davanti a me sul tavolo. Una torta di mele. Infilata in una teglia rettangolare, banale nel suo colore brunito. Mi sono avvicinato, l&#8217;ho sfiorata con una mano ed era morbida. Ho pensato \u201cquanto basta\u201d. Ho afferrato il coltello e ho tagliato un angolo che percepivo pi\u00f9 solido. E ancora: \u201cquanto basta\u201d. Ho avvertito il sorriso mentre si formava sulle mie labbra.<\/p>\n<p>L&#8217;ho portata alle labbra, mentre il vento fischiava tra le foglie degli alberi nel cortile e tra le fessure nel legno delle finestre. Era un fischio acuto, sottile e penetrante.<\/p>\n<p>Ho morso il pezzo di torta. Ho chiuso gli occhi mentre masticavo, la saliva usciva copiosa nella bocca e impastava la spugna di dolce risucchiandone il sapore e mescolandosi agli aromi. Ho chiuso gli occhi e sono stato trasportato in un&#8217;altra dimensione, in un altro tempo.<\/p>\n<p>La stanza era una cucina dai muri tinti di un verde chiaro ed io ero seduto su una vecchia e graffiata sedia di legno celeste. Le mie gambe fanno su e gi\u00f9 in un veloce movimento ondulatorio. Non toccano terra perch\u00e9 sono un bambino; un piccolo bambino. I gomiti sono appoggiati su un tavolaccio dello stesso colore della sedia. Intorno al collo ho annodato un tovagliolo bianco con degli inserti anch&#8217;essi celesti, anche se di un tono pi\u00f9 scuro. Una delle manie di mia madre era che le tovaglie fossero abbinate ai colori della cucina. Di fronte a me c&#8217;\u00e8 un piattino di ceramica bianca e al centro un bel pezzo della torta di mele. Non mi piace la torta di mele!, dico a mia madre con la voce incrinata dalla delusione.<\/p>\n<p>\u201cAssaggiala\u201d, mi dice con una voce stranamente dolce, tranquilla. \u201cAssaggiala. L&#8217;ho fatta in un modo diverso: Dai, su! Dimmi se cos\u00ec ti piace\u201d.<\/p>\n<p>Abbasso la testa. Sono deluso. Volevo la torta al cioccolato, non questa alle mele. Non mi piacciono le mele. Non mi piace la frutta! Pianto i gomiti sul tavolo, arrabbiato; ma anche su questo gesto mia madre non mi sgrida. Spalanco gli occhi e la guardo con la testa inclinata. E&#8217; diversa. Mi aspetto la solita urlata e invece mi guarda con un sorriso largo. E \u2026 s\u00ec, dolce.<\/p>\n<p>Ci penso un po&#8217;, ma capisco che non posso deluderla. Prendo la torta con la punta delle dita. Non \u00e8 molle come al solito, \u00e8 un po&#8217; pi\u00f9 dura, quasi croccante. Corrugo la fronte, quasi insospettito.<\/p>\n<p>Poi la mordo. La mastico. E il sorriso ci scappa. E&#8217; buona, non si sente la frutta. E&#8217; un impasto compatto in cui i sapori si mescolano e l&#8217;unica cosa che avverto \u00e8 un piacevole sapore dolce, molto dolce.Vorrei non dirlo, ma \u00e8 proprio buona.<\/p>\n<p>Lei mi guarda, sorride ancora. Non mi dice nulla, si alza dalla sedia, di fronte a me. Si avvicina, mi sfiora la testa con una carezza e mi dice: \u201cgrazie\u201d. E va via, mentre io mi divoro la torta.<\/p>\n<p>Riapro gli occhi e mi ritrovo a casa. Nella mia dimensione e nel mio tempo.<\/p>\n<p>Vorrei ritrovarla l\u00ec, di fronte a me. Fermarla. Dirle che ora mi sono ricordato, c&#8217;\u00e8 stato almeno un momento di dolcezza. Forse ce ne sono stati molti di pi\u00f9.<\/p>\n<p>Ma non ho pi\u00f9 a chi chiedere. Non ho pi\u00f9 memoria. Non ho pi\u00f9 ricordi.<\/p>\n<p>Qualcuno me li ha rubati.<\/p>\n<p>Per sempre.<\/p>\n<p>Mastico la torta e ritrovo esattamente quel sapore unico, senza sbavature, e quella compattezza perfetta.<\/p>\n<p>Qualcun altro me ne ha restituito almeno uno, di ricordi.<\/p>\n<p>Non mi ha chiesto nulla in cambio. Nemmeno un \u201cgrazie\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;ho trovata sul tavolo, appena rientrato dalla corsa. E&#8217; tardo pomeriggio e correre \u00e8 stato faticoso. 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