Il fine settimana i corridoi degli ipermercati sono intasati da mostre di pittura, artigiani, strumenti sportivi, finanziarie, offerte di divani, materassi, cuscini, macchine. In ogni stand c’è una ragazza in consueto tailleur, possibilmente scuro, con camicetta bianca sbottonata e scarpe dal tacco sottile e alto. La lunghezza, o cortezza, della gonna dipende dal prodotto, spesso. Quando guardo queste ragazze, spesso molto giovani, agghindate in un abbigliamento che sta come una cornice di plexiglas intorno ad un quadro di Picasso, mi sento responsabile. Di cosa? Di essere parte di una società in cui per vendere un prodotto ci devi mettere una ragazza che fa finta di essere seria ma deve fare la parte della zoccola. E vedere che ci sono molte ragazze costrette a lavorare così mi fa sentire un perfetto imbecille.
Perché quelle gambe sono belle e non riesco a smettere di guardarle.