La pioggia del tempo

Piove. Passeggio in un bosco fitto di alberi dal tronco rugoso e sottile. Il cielo è grigio ferro e gonfio di cotone sporco. Il silenzio è spezzato dal passo che sfiora il manto di foglie gialle sul sentiero. Il ticchettio delle gocce di pioggia è leggero, quasi felpato. Impattano sull’orlo delle foglie e si frantumano in strisce sottili che ricadono sulla terra nera. Le piante, sbucano tra le rocce che delimitano il largo sentiero, sono lucide e si allungano verso la luce oscura che filtra tra i rami fitti. Le lunghe pietre immerse nella terra sono coperte da un fitto reticolo di muschio verde, intenso.

Sono solo. Percepisco, mescolate tra di loro, la serenità e il terrore. Due sensazioni contrapposte che anziché annullarsi amplificano le loro acuminate estremità.Da un lato è forte il desiderio di pace interiore; dall’altro è straziante la consapevolezza della solitudine e la paura dell’ignoto, che assume le sembianze di un animale aggressivo e feroce. Un animale impaurito come me.

Strisce di ricordi scorrono davanti ai miei occhi. Sono immagini impastate dal rimpianto, dal rimorso, delle occasioni che non torneranno.

Scuoto la testa, abbasso il cappuccio e lascio che la pioggia mi colpisca e le gocce scivolino sulla pelle pallida della mia testa. Alzo il viso e guardo, una fulminea scossa di disperazione, le strisce di acqua che cadono dalle nuvole e scivolano verso di me, dritte e quasi consapevoli del volermi colpire. Acquistano velocità, e piovono sempre più larghe e veloci. Non so più distinguere l’acqua dolce del cielo da quella salata che esce dai miei occhi.Vorrei essere ricoperto anche io da strati di foglie secche che mi riparino e mi tengano caldo. Vorrei essere terra nera e umida, pronta al vento di primavera, a germogliare nuova vita che prorompa folta e senza regole.

Dentro, invece, sento l’umido che mi corrompe e la vita che scivola via, lenta come le strisce di acqua che scorrono sottili tra le rughe che solcano il viso.

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