Lo schermo è nero

Il cellulare è nella mia mano. È nero, lo schermo ha una patina opaca e grassa di ditate. Con ogni dito ti ho cercato: ho trascinato icone, pagine web, scritto pensieri, guardato fotografie rubate. La stanza è chiusa nella sua scura penombra. La lampada getta una pallida luce gialla inquietante. Nel buio dietro la scrivania si nascondono oscuri fantasmi del passato, paure mai sopite, urla di gioia, parole scappate dalle pagine dei libri, note delicate di una qualche musica suonata chissà quando.

Ma il cellulare è nella mia mano. Lo schermo è nero, grasso di ditate. È muto.

Aspetto. Nervoso. Sì, sono seduto sulla sedia, le gambe accavallate. Ma aspetto. Nervoso. Lo guardo. Resta nero, grasso di ditate. Prendo una pezza grigia e lo pulisco con cura. Lo sfrego negli angoli e strofino anche i minuscoli altoparlanti.

Lo schermo è nero. Lucido. Pulito. E’ muto.

Lo so: dovrei alzarmi dalla sedia e andare a riprendere la mia vita, fare le mie cose, guardarmi intorno. Forse dovrei prendere un libro e leggere. Oppure potrei attaccare l’iPhone all’amplificatore e ascoltare un po’ di musica. Magari un bel brano triste, di quelli in cui le note di un pianoforte a coda scrollano la polvere, mi fanno chiudere gli occhi e finalmente potrei sognare una scogliera al vento e ascoltare le onde che si frantumano sugli scogli levigati.

Ma non riesco ad alzarmi. Non riesco a smettere di guardarlo.

Aspetto un suono, una vibrazione, un segno.

Ma lo schermo resta nero. Lucido, ma nero.

Il buio dietro la scrivania è lì, immobile, angosciante. Sento che qualcosa chiama da un lontano passato. Tenta di parlare. Non fare cazzate, mi dice. Alzati, mi dice. Esci, mi dice. Vai via!!! Urla disperato.

Non ce la faccio, gli dico.

Impazzirai! Mi dice.

Lo so, gli dico. Lo so! Lo voglio! Gli urlo.

Il suono di un vetro rotto, all’improvviso. Tra le mie mani.

Lo guardo. Non è più nero. È illuminato. È lucido.

Un rettangolo grigio. Un numero di cellulare e sotto la scritta “messaggio”.

Striscio il pulsante. Si apre il messaggio. Lo leggo, la mano mi trema un po’. La guardo.

Lo schermo si spegne. È nero. È rimasta la striscia della mia ditata.

Una lunga striscia opaca che rompe il lucido nero dello schermo.

Questo è il mio segno, penso.

Guardo le mie gambe.

Mi alzo. Apro la finestra. Inspiro l’aria umida della sera.

Esco dalla stanza. Vado in bagno. Mi cambio. Indosso le Nike e vado a correre, nel buio della sera e sotto la luce arancione dei lampioni, le cuffie dell’iPod nelle orecchie.

Accendo le note del pianoforte e sogno di correre su una spiaggia sotto il vento di tramontana e con le gocce del mare sul mio viso. 


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1 risposta a Lo schermo è nero

  1. emanuela scrive:

    molto bello.

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