La poiana

Il buio aveva avvolto il bosco. L’uomo camminava lentamente lungo il sentiero facendosi luce con una vecchia lanterna di ferro battuto. La luce tremolante dello stoppino gettava intorno delle ombre inquietanti che si perdevano nel silenzio ovattato della nebbia, che lentamente si sollevava dalla terra nera. Gli alberi si stringevano in un rete di sussurri che raccontavano il giorno ormai andato.

Dopo qualche minuto la luce argentea del torrente lo attirò. Si infilò tra i rami di due querce e si spinse sino al greto del piccolo corso d’acqua. Si fermò un istante e il suo sguardo si perse nelle onde lente e strette illuminate dalla luna bianca, alta nel cielo. Si sedette sulla ghiaia, vicino l’acqua; poggiò la lanterna al suo fianco e con un soffio spense la sua luce. Alzò finalmente la testa per guardare la luna. Era lì, in mezzo alle stelle occhieggianti, che lo guardava con un sguardo triste come se intuisse, nello spazio siderale gelato, il suo stato d’animo.

L’uomo sospirò e ammirò la campagna oltre il torrente. La luce azzurrina della luna delineava il profilo delle colline e degli alti alberi che si intrecciavano sulla loro sommità. Si soffermò, incantato, ad ammirare le mille luci gialle e bianche dei paesi sperduti tra la campagna, le strisce dei fanali lontani delle auto che viaggiavano lungo le strade. Si chiese cosa pensassero, dove andassero, le persone che le guidavano. Quali storie si raccontavano nello spazio stretto di quegli abitacoli polverosi? Si masticavano parole smozzicate o si consumavano silenzi rancorosi, o magari sorrisi aperti al futuro? Chi guidava fissava la strada tenendosi la testa con una mano e riflettendo sulla sua vita? Oppure una mano fredda si riscaldava tra le gambe velate di una donna sorridente e dallo sguardo lucido?

Due alti cipressi disegnavano una cornice naturale a quel paesaggio frondoso e dalle linee morbide ma inestricabili. Il grido di una poiana si alzò all’improvviso nella notte. L’uomo si scosse e cercò con gli occhi di riuscire a capire da dove giungesse quell’urlo vitale. Da lontano arrivò la risposta di un altra poiana. L’uomo sorrise. Il maschio cercava la sua compagna che da lontano gli rispose. Un veloce battito d’ali si alzò nel cielo nero da uno dei due cipressi. L’uomo vide la poiana alzarsi in volo e andare a cercare la sua compagna.

Abbassò la testa. Le onde si inseguivano allegre e placide nel letto ghiaioso del torrente. Il rumore era morbido, una cristallina ninna nanna che lo avvolgeva e lo risucchiava con delicatezza in un vortice di pensieri.

Il passato lo premeva. Lo sentiva bussare alle sue tempie e chiedere spazio per entrare, di nuovo, nella sua testa. Immagini gli si affollavano saltando una sull’altra e schiacciandosi nel tempo e nello spazio. Ma al centro di quel nodo ingarbugliato appariva sempre e solo un’immagine che lui cancellò con un gesto della mano.

Sotto la superficie trasparente e argentata dell’acqua intuì scivolare dei piccoli pesci che si inseguivano sotto il fluire delle onde.

L’uomo all’improvviso intuì una presenza al suo fianco. Si girò di scatto, ma senza paura. E la vide. Era lì, in piedi, a poca distanza da lui e appoggiata al tronco largo di una quercia illuminata dalla luna. La vide avanzare verso di lui, leggera, i piedi nudi che accarezzavano l’erba bassa vicino al greto. Indossava un vestito leggero blu senza maniche e aderente al suo corpo sottile. Ad ogni passo pareva trasformarsi in una seconda pelle che evidenziava la perfezione di quel corpo che lui aveva così profondamente amato. Il vestito era corto e lui ammirò, con un singhiozzo represso, la bellezza perduta delle gambe della donna.

Si avvicinò a lui e, senza dire una parola, si sedette al suo fianco. Lui non riusciva a smettere di guardarla. Lei guardava dritto davanti a sé verso la campagna. Il silenzio era totale, anche l’acqua pareva essere immobile e le onde si spostavano ancor più lentamente. Il sussurro del bosco era sospeso nell’aria, svanendo tra le ombre lucide della brina che si spargeva sulle foglie degli alberi e delle piante nel sottobosco.

All’improvviso lei si girò verso di lui e lo guardò negli occhi. Il velluto viola delle sue pupille lo attirò come un richiamo ancestrale e ci si perse. Ancora una volta, ci si perse.

Un sorriso si dipinse sul volto smagrito della donna. I lunghi capelli le scivolavano intorno al viso e scendevano, lisci, sulle spalle. Con un gesto automatico, l’uomo si tolse la giacca e la posò sulle spalle della donna che, abbassando la testa, se la strinse in un abbraccio.

Rimasero in silenzio, uno al fianco dell’altra. L’uomo avvertiva un tremore interno che non riusciva a controllare. Inspirava con forza l’aria fredda e umida della notte ma la pace non arrivava. Era felice di averla lì, così vicina e reale. Sapeva che non lo era, che era solo un’ombra del suo passato ma potersi tuffare, anche solo per qualche minuto nei suoi occhi era un sogno che diventava, finalmente, realtà.

Perso nei suoi pensieri e quasi inconsapevolmente si girò verso di lei e avvicino il viso a quello della donna. Avvertiva il suo respiro e il profumo dolce, pulito. Il vestito emanava un odore di sapone che non avvertiva da troppo tempo. Le lacrime vennero da sole, incontrollabili. Baciò la donna, con delicatezza, sfiorando le sue labbra. Il tremore divenne terribile, quasi violento. Sentì la morbidezza della lingua di lei che, impercettibile, gli sfiorò la sua e cercò di avvolgerla in una spirale umida. Lui perse il senso del tempo, chiuse gli occhi e si lasciò andare ad una emozione ormai dimenticata. La violenza del suo amore per quella donna riesplose con una forza che lo sconvolse. Con gli occhi ancora chiusi abbandonò quelle labbra sottili e calde e sussurrò il suo nome mentre le lacrime scivolavano sul suo viso.

Aprì gli occhi. Lei non c’era più. L’ombra era svanita. La sua giacca era per terra, piegata con cura. La sua cura. Scosse la testa e sospirò il suo dolore.

Prese la lampada; la accese con l’accendino. Si alzò e si spazzolò i pantaloni con le mani.

Guardò l’acqua del torrente che aveva ripreso la sua corsa con foga. Si girò per rientrare nella casa di pietra, persa nel bosco e appoggiata alla parete di roccia.

Improvvisamente udì il rumore di ali che sbattevano nel cielo e guardò verso la luna. In controluce alla palla bianca e sorridente del piccolo pianeta vide due uccelli che planavano verso uno dei due grandi cipressi sulla campagna.

Le due poiane, ormai riunite, entrarono tra i rami nella cima dell’albero.

La notte avvolse tutto nelle sue grandi ali protettrici e la pace scese nella campagna. Un uomo solo vagava sul sentiero, ondeggiando pesantemente nella sua solitudine. Tornava a casa. Vuota.

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