Trilogia della città di K.

Ho letto l’ultima riga. Ho chiuso il libro e ho guardato la foto della copertina: un’ombra dietro una finestra illuminata di un palazzo asburgico. Le lacrime mi uscivano da sole, incontrollabili, sorprendenti. E’ la prima volta che mi capitava di avere una reazione così per un libro, per una storia.

Questo libro è immenso. Le parole sono tagliate con l’accetta, sono solo lo strumento asettico con cui Agota Kristof ha raccontato una storia tragica, dura, coinvolgente, brutale, bellissima. Le frasi sono brevi, asciutte. Le parole sono scelte con cura, non ce n’è una sola in eccesso. Nessuna concessione alla bellezza. E’ una storia che racconta un’epoca, lo sfascio di una rivoluzione trasformata in dittatura, la povertà che assale e stritola la cultura, la libertà, cancellando le speranze e le parole d’ordine con cui si alimentava.

Il libro si sviluppa in un continuo rimescolamento tra passato e presente, tra realtà e fantasia, racconta i drammi e la violenza che separano le vite di due gemelli in un paese dell’Est Europa alle soglie della seconda guerra mondiale e attraversa la liberazione sovietica, i moti del 1956 e l’occupazione militare dell’URSS, sino alla nuova libertà (?).

Il dolore e la sua umanità sono raccontati in ogni aspetto, in ogni dettaglio, con cruda nitidezza.

Il dolore entra negli occhi di chi legge e si espande nei pensieri, nelle emozioni e non consente di staccarsi dal libro. La terza parte racconta la vera storia ma la tragedia, che si pensava compiuta in tutta la sua violenza, esplode deflagrando in una vicenda ancor più terribile e infinitamente triste. Le solitudini si incrociano, le assenze si moltiplicano, l’amore è rifiutato, l’amarezza assorbe i protagonisti.

Non ci sono concessioni in questo finale. Il veleno ormai va bevuto sino in fondo.

E le lacrime scorrono. Perché questa storia è la storia di una grande verità. E’ una storia che ci appartiene, di cui siamo parte. E’ il racconto di due generazioni che hanno perso tutto. Tutto: speranze, illusioni, futuro, amore.

La “Trilogia della città di K.” è un’opera dal valore immenso. Un libro da leggere, riga per riga, e da non dimenticare mai.

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