Il foglio su monitor è bianco. Lo osservo da minuti. Ho la testa inondata di cose che vorrei scrivere ma sono bloccato. Ho paura di sbagliare le parole. Sento che è importante non sbagliarne nessuna.
Chiudo il MacBook. Ho bisogno di capire, di riordinare le idee. Mi infilo la maglietta, i pantaloncini grigi, le nike air, indosso l’orologio nero con il quadrante bianco. Vado a correre.
Il vento è fresco e soffia deciso contro di me. Corro sempre più veloce, sperando che le raffiche portino via la confusione, l’ansia, la paura, i ricordi. Osservo le persone che si sfocano al mio passaggio. Il sole inonda il cemento, lo rende uno specchio rovente. Il sudore cola denso sulle tempie, il passo si scioglie e si allunga, metro dopo metro.
Rientro a casa. Scuoto la testa. I ricordi sono ancora lì, aggrovigliati al bisogno di fantasia, al bisogno di stirare le parole per lasciare spazio alle storie. Non ci riesco. Fantasia e realtà sono ancora attorcigliate in una confusione totale.
Faccio la doccia bollente e l’acqua è talmente calda che arrossa la pelle. Infilo la testa sotto il getto e urlo il mio dolore. Ma il groviglio è lì. Non si scioglie.
Prendo un libro. Uno nuovo. Inizio a scorrere le righe. Mi sdraio sul divano. Le pagine scorrono ma la mia testa è altrove. E’ come se avessi di fronte pagine bianche. Eppure le parole le ho davanti agli occhi. Le vedo. Scorrono rapide e chiare come l’acqua trasparente di un torrente che sotto la spuma leggera lascia intravedere le rocce bianche, lisce e levigate. Ma non riesco a leggere, non seguo la storia, non percepisco il suo ritmo. E’ come se fossi sordo e cieco. La testa è davanti allo schermo del Mac. E’ davanti al foglio bianco. La mia storia adesso si scioglie, si dipana leggera, le parole si stirano e si impilano una sopra l’altra. Chiudo il libro e lo getto con rabbia sul velluto verde scuro del divano. Corro nello studio, apro il Mac. La pagina bianca è lì, alzo le dita. Sono pronto a scrivere.
Ma il bianco lenzuolo ricopre di nuovo tutto. L’ansia mi assale la gola. Il timore della realtà risucchia in un vortice la storia.
Chiudo gli occhi e abbasso la testa. Sconfitto.
Vado a prepararmi una tazza di té. Ci vedrò galleggiare un oroscopo, un piede di donna, uno sguardo, una strada affollata e rumorosa, il viso di un uomo rubizzo, dai grandi baffi e dagli occhiali scivolati sulla punta del naso. Le parole sono accartocciate, infeltrite dall’umido della notte autunnale. Oggi non si possono stirare. Bisogna aspettare.
L’acqua bolle. Spengo il fuoco e verso il liquido fumante e trasparente nella tazza. Lentamente, la bustina di tè verde risale in superficie. La spingo sotto con il cucchiaino.
Cinque minuti e sarà pronto. Il tè.
Accetta la confusione, l’ansia, la paura…apri il tuo cuore ed anche attraverso i ricordi libera le emozioni, i sentimenti e……scrivi Galileo!
Ciao Emanuela