Lago di Tovel, 24 agosto 2012
Anna riaprì gli occhi. Poggiò l’anfora per terra, staccò il sigillo e tolse il tappo. Calò la mano nel contenitore di ceramica e riempì la mano delle ceneri del padre. Si rialzò e andò verso l’acqua. Aprì il pugno e le ceneri, scintillando nell’aria della sera si sparpagliarono nell’acqua.
Anna osservò l’acqua impregnare e assorbire le ceneri. Suo padre, finalmente, tornava ad essere parte di quel lago, di quella terra, delle sue radici.
Dopo la donna riprese l’anfora e si avvicinò nel bosco, vicino alla casa. Prese l’anfora e, facendo il giro dei quattro lati della baita, gettò pugni di ceneri tra gli alberi e nella terra scura. Poi si riavvicinò al lago, prese da terra manciate di sabbia e le infilò nell’anfora.
Pippo la seguiva tranquillo, tutto compreso in in un ruolo che non capiva. Sapeva soltanto che voleva restare vicino a quella donna.
Poi rientrarono a casa. Ora Anna poteva mantenere la promessa fatta a suo padre. Ora era libera.
Finalmente libera.