La scogliera

La strada sterrata era breve e compatta. Era lunga un paio di chilometri e li affrontò con prudenza per evitare danni all’asse e ai pneumatici. Incontrò le curve solo nel tratto finale che arrivava fin sotto la roccia.

Dopo l’ultima curva stretta si trovò di fronte la vista del mare aperto. Frenò di botto, impaurito dallo spazio enorme che lo colpì come una frustata. Avvertì il vuoto nello stomaco, il salto nel vuoto. Si calmò, prese le misure dello spazio di fronte alla macchina e procedendo piano parcheggiò sotto il blocco di roccia grigia che sovrastava il mare. Scese e si fermò ad ammirare il panorama.

Il vento era debole sulla cima del dirupo ma le rocce scompigliavano il mare agitandolo. La risacca era forte e le onde sbattevano con forza sui massi che emergevano. Abbassò lo sguardo e si affacciò, un po’ impaurito dal vuoto. Restò quasi in estasi ad ammirare la spuma bianca che montava e saltava i blocchi di pietra, ricadendo a cascata e rendendoli lucidi. I raggi del sole scintillavano sull’acqua nei pochi secondi che restava sulla roccia per poi ricadere in mare, in attesa che arrivasse la prossima onda. Accese un sigaro e ne aspirò voluttuosamente il sapore amaro mescolato a un retrogusto vago di legno stagionato e di miele. Buttò il fumo verso il cielo. Socchiuse gli occhi e ammirò la linea dritta dell’orizzonte trafitta dalla punta di una vela al largo.

Restò qualche minuto ad assaporare la profondità dello scenario e poi gettò, con un movimento secco e veloce, il sigaro verso il dirupo sotto i suoi piedi. Non doveva lasciare tracce. Tornò verso la macchina, aprì il bagagliaio e si appoggiò con le mani allo sportello alzato. Guardò nell’interno. Per un attimo, ma solo per un attimo, pensò di non riuscire a staccarsi dal suo MacBook e dall’iPad. Non doveva lasciare alcuna traccia, e con quella diavoleria del geotag poteva essere rintracciato in qualunque posto e non poteva correre questo rischio. Sospirò e chiuse lo sportello con un colpo violento.

Si diresse verso lo sportello destro, aprì e prese lo zaino nuovo, acquistato in contanti in un autogrill affollato. Aveva atteso oltre un’ora che arrivasse un pullman carico di turisti. Appena si riversarono nel bar per consumare una colazione, ne approfittò per girare tra gli scaffali, scelse uno zaino comodo e si mescolò tra i turisti in fila per pagare. Lo aprì e un senso di paura gli attraversò il petto nell’osservare le poche cose che conteneva. Sorrise però alla vista dei suoi taccuini neri dalla copertina rigida e dalle matite ben temperate con cui avrebbe continuato a scrivere.

Le cose fondamentali erano lì.

I compagni di strada di un adulto.

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